Per Chi Facciamo il Tifo?

Siamo un popolo di tifosi, non possiamo fare a meno di schierarci da una parte o dall’altra. Più che essere a supporto di qualcosa o qualcuno ci piace da morire essere CONTRO qualche cosa. In questo certamente si sublima la nostra passione politica. La passione, intendiamoci,  non è mai un problema, ma sempre un valore, purtroppo qui non parliamo di un campionato qualunque o di un gioco qualunque, qui parliamo della nostra società, della nostra casa comune, delle nostre vite (non di quelli degli altri…).

Per chi facciamo il tifo?

Per chi facciamo il tifo?

E’ bello essere tifosi, andare allo stadio, vedere la propria squadra giocare, tifare con grande passione e poi, qualunque sia il risultato tornarsene a casa a rituffarsi nella propria vita, un po piu’ tristi o un po più contenti, a seconda del risultato. Risultato che in fondo nulla o ben poco ci cambia rispetto ai casi della nostra vita.

Nella politica non è questo il caso. Non possiamo fare i tifosi per una settimana durante le elezioni o per un mese durante la campagna elettorale, e poi tornare a “sonnechhiare” nelle nostre vite. Non possiamo farlo semplicemente perchè il risultato, e tutto ciò che ne segue, le nostre vite le cambia eccome.

Pensiamo un attimo a come una brutta politica ha cambiato il volto di questa Nazione negli ultimi 20 anni, pensiamo a ciò che eravamo e a ciò che siamo o, anche peggio, a ciò che potremmo diventare… Eppure la passione non è certo mancata! Siamo passati attraverso promesse epocali e proclami roboanti, di milioni di posti di lavoro, di ponti sullo stretto, di contratti firmati in TV, di cambiamenti e di riforme mai viste. E tutti lì a dire: si ce la possiamo fare, oppure: impossibile! Nessuno però a misurare!

Ci sono voluti venti (dico 20 e lo riscrivo V E N T I) anni per rendersi conto del fallimento di quella politica. Oggi mi domando: avevamo ed abbiamo venti anni da regalare alle Nazioni che competono con noi nel mondo globalizzato? In venti anni questa Nazione è arretrata, si è impoverita economicamente e culturalmente, non ha più la speranza di poter garantire a propri figli un futuro migliore di quello dei loro padri. Chi ci ripagherà di tutto questo? E mi domando ancora: era il caso di fare il tifo o forse era meglio misurare i risultati? Era il caso di aspettare venti anni? Se avessimo misurato con dei dati oggettivi all mano avremmo dimostrato l’inconsistenza e l’incapacità di chi ci ha governato? Con un meccanismo istituzionale avremmo potuto “licenziare” dopo 5 anni questi signori e avremmo poi potuto salvare parte della nostra competitività? Io sono CERTO di si.

Eccolo, il problema è tutto qui. Qualcuno dirà che la Democrazia contiene già un meccanismo implicito di valutazione dell’operato dei governi e delle parti politiche: chi non porta benessere e miglioramento non verrà certo eletto alla prossima tornata elettorale.

Oggi abbiamo però scoperto che non è così: le facce restano quelle, fallimento dopo fallimento, in un terribile gioco al ribasso dove abbiamo visto andare e tornare gli stessi protagonisti della disfatta, e il tutto è durato V E N T I anni.

Io dico, senza alcun timore di essere smentito, che da ora in poi non abbiamo più venti anni o dieci, e nemmeno cinque anni per capire se chi ci governa è incapace. L’incapacità crea un danno immediato alla nostra società e va intercettata immediatamente!

Una Nazione in mano a un team di imbecilli in un anno regredisce facilmente di 5 anni e offre un regalo inatteso e forse un vantaggio incolmabile ai paesi concorrenti.

Se qualcuno dovesse nutrire dei dubbi sul perchè occorre misurare la politica questa è la mia risposta.

Basta con il tifo, o meglio basta con il tifo di parte, iniziamo a tifare per l’Italia. I partiti, i movimenti, tutti i soggetti politici, in questa cultura post-ideologica, altro non sono che degli strumenti per raggiungere una migliore competitività della nostra società.

Conta la capacità, conta vincere, conta fare le cose giuste al momento giusto, contano i fatti. Non ci difenderemo dai Cinesi o dagli Indiani o dai Brasiliani con i proclami e con le promesse di partiti e movimenti vecchi e nuovi, ma solo ed esclusivamente con i fatti. In Grecia di idee e di tifo e di partiti ne avevano e ne hanno anche più che in Italia, ai greci sono però mancati i fatti, i fatti per eliminare corruzione, clientelismo, lassismo ed inefficienza.

Vi è un solo modo per essere certi dei fatti, per inchiodare le persone alle proprie responsabilità, per smascherare i truffatorie gli imbonitori di popolo: occorre misurare i risultati

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