Archivi del mese: settembre 2012

Misuratori di Progresso

Nei Post  pubblicati fino a questo punto più volte abbiamo parlato di un insieme di indicatori in grado di descrivere il progresso della Nazione e che potrebbero facilmente essere usati per misurare l’efficacia dell’azione delle varie amministrazioni pubbliche ed in particolare delle politiche di Governo. Si potrebbe facilmente obiettare che tali indicatori sono difficili da selezionare ed i dati difficili da reperire e confrontare. Ciò è solamente in parte vero, a tal proposito si riporta un comunicato stampa emesso dal comitato di indirizzo del progetto BES dell’ISTAT.

 

Varati gli indicatori per misurare il benessere della società italiana

venerdì, 22 giugno 2012 

Nel giorno di avvio della Conferenza di Rio de Janeiro sullo sviluppo sostenibile, Cnel e Istat, in condivisione con la comunità scientifica e la società civile, hanno selezionato un set di 134 indicatori per rappresentare le 12 dimensioni del benessere equo e sostenibile definite lo scorso ottobre.

Il lavoro di selezione degli indicatori più significativi ha comportato un delicato equilibrio tra l’esigenza di misurare in maniera soddisfacente i 12 domini del benessere e la disponibilità di dati. L’obiettivo di questa iniziativa, del resto, non è quello di monitorare in modo esaustivo il tema di ciascun dominio – compito che richiederebbe un set molto più ampio di informazioni – ma di misurare gli aspetti che contribuiscono maggiormente a determinare il benessere individuale e sociale.

Lavorando in un’ottica di forte collaborazione e interazione con il Comitato Cnel-Istat, la Commissione di esperti ha identificato gli indicatori, sulla base di una chiara correlazione con il concetto di benessere (evitando tutti gli indicatori che possano prestarsi a letture ambigue): si va dal tasso di furti in abitazione alla disponibilità di verde urbano, alle emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti, alla propensione alla brevettazione delle imprese, alla ricchezza netta media pro-capite, allo stato fisico e psicologico degli individui. La proposta sulle nuove misure del benessere è stata poi definitivamente approvata il 20 giugno all’unanimità dall’Assemblea del Cnel.

E’ previsto per dicembre il primo Rapporto Cnel-Istat sul benessere in Italia.

 

Scarica il Comunicato stampa.

 

I 134 indicatori organizzati per dimensione:

Ambiente

  1. Volume pro capite giornaliero di acqua potabile erogata
  2. Qualità delle acque costiere marine
  3. Qualità dell’aria urbana
  4. Disponibilità di verde urbano
  5. Aree con problemi idrogeologici
  6. Siti contaminati
  7. Aree terrestri protette
  8. Aree marine protette
  9. Aree di particolare interesse naturalistico
  10. Preoccupazione per la perdita di biodiversità
  11. Flussi di materia
  12. Energia da fonti rinnovabili
  13. Emissioni di CO2 e altri gas clima alteranti

 

Salute

  1. Speranza di vita alla nascita
  2. Speranza di vita in buona salute alla nascita
  3. Indice di stato fisico (PCS)
  4. Indice di stato psicologico (MCS)
  5. Tasso di mortalità infantile
  6. Tasso standardizzato di mortalità per accidenti di trasporto (15-34 anni)
  7. Tasso standardizzato di mortalità per tumore (19-64 anni)
  8. Tasso standardizzato di mortalità per demenza e malattie correlate (65 anni e più)
  9. Speranza di vita senza limitazioni nelle attività quotidiane a 65 anni
  10. Eccesso di peso: persone di 18 anni e più in sovrappeso o obese
  11. Fumo: persone di 14 anni e più che dichiarano di fumare attualmente
  12. Alcol: persone di 14 anni e più che presentano almeno un comportamento a rischio nel consumo di alcol
  13. Sedentarietà: persone di 14 anni e più che non praticano alcuna attività fisica
  14. Alimentazione: persone di 3 anni e più che consumano quotidianamente almeno quattro porzioni di frutta e verdura

 

Benessere economico

  1. Reddito medio disponibile aggiustato (pro-capite)
  2. Indice di disuguaglianza del reddito disponibile
  3. Indice di rischio di povertà relativa
  4. Ricchezza netta media pro-capite
  5. Indice di vulnerabilità finanziaria
  6. Indice di povertà assoluta
  7. Indice di grave deprivazione materiale
  8. Indice di qualità dell’abitazione
  9. Indice di valutazione soggettiva di difficoltà economica
  10. Incidenza di individui che vivono in famiglie senza occupati

 

Istruzione e formazione

  1. Tasso di partecipazione alla scuola dell’infanzia
  2. Quota di persone di 25-64 anni con almeno il diploma superiore
  3. Quota di persone di 30-34 anni che hanno conseguito un titolo universitario
  4. Tasso di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione
  5. Quota di giovani che non lavorano e non studiano (NEET)
  6. Persone di 25-64 anni che hanno partecipato ad attività di istruzione e formazione
  7. Livello di competenza alfabetica degli studenti
  8. Livello di competenza numerica degli studenti
  9. Quota di persone con alti livelli di competenza informatica
  10. Indicatore sintetico del livello di partecipazione culturale

 

Lavoro e conciliazione tempi di vita

  1. Tasso di occupazione 20-64 anni
  2. Tasso di mancata partecipazione al lavoro
  3. Percentuale di trasformazioni nel corso di un anno da lavori instabili a lavori stabili
  4. Percentuale di occupati in lavori a termine da almeno 5 anni
  5. Incidenza di lavoratori dipendenti con bassa paga
  6. Incidenza di occupati sovraistruiti
  7. Tasso di infortuni mortali e inabilità permanente
  8. Incidenza di occupati non regolari sul totale degli occupati
  9. Rapporto tra tasso di occupazione delle donne 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli
  10. Indice di asimmetria del lavoro familiare
  11. Quota di popolazione 15-64 anni che svolge più di 60 ore settimanali di lavoro retribuito e/o domestico
  12. Quota di lavoratori dipendenti coperti da contrattazione collettiva di secondo livello
  13. Quota di dipendenti che lavorano in una impresa dove è presente la RSU
  14. Percezione di insicurezza dell’occupazione
  15. Soddisfazione per il lavoro svolto

 

Relazioni sociali

  1. Indicatore sintetico di partecipazione sociale
  2. Fiducia generalizzata: quota di persone di 14 anni e più che ritiene che gran parte della gente sia degna di fiducia
  3. Organizzazioni non profit ogni 10.000 abitanti
  4. Cooperative sociali ogni 10.000 abitanti
  5. Quota di persone di 14 anni e più che hanno svolto attività gratuita per associazioni o gruppi di volontariato
  6. Quota di persone di 14 anni e più che nelle ultime quattro settimane hanno fornito aiuti gratuiti a persone (parenti e non) non conviventi
  7. Finanziamento delle associazioni
  8. Soddisfazione per le relazioni familiari
  9. Soddisfazione per le relazioni amicali
  10. Persone su cui contare: quota di persone di 14 anni e più che hanno parenti, amici o vicini su cui contare
  11. Attività ludiche dei bambini da 3 a 10 anni svolte con i genitori

 

Sicurezza

  1. Tasso di omicidi
  2. Tasso sui furti in abitazione
  3. Tasso sui borseggi
  4. Tasso sulle rapine
  5. Tasso di violenza fisica
  6. Tasso di violenza sessuale
  7. Percentuale di persone di 14 anni e più che si sentono sicure camminando al buio da sole nella zona in cui vivono
  8. Percentuale di persone di 14 anni e più che sono preoccupate (molto o abbastanza) di subire una violenza sessuale
  9. Percentuale di persone di 14  anni e più che hanno avuto paura di stare per subire un reato negli ultimi 12 mesi
  10. Percentuale di persone di 14 anni e più che vedono spesso elementi di degrado sociale ed ambientale nella zona in cui si vive
  11. Tasso di violenza domestica sulle donne

 

Benessere soggettivo

  1. Percentuale di persone di 14 anni e più che hanno espresso un punteggio di soddisfazione per la vita tra ‘8’ e ‘10’
  2. Percentuale di persone di 14 anni e più che si dichiara molto soddisfatta per il tempo libero
  3. Percentuale di persone di 14 anni e più che ritengono che la loro situazione personale migliorerà nei prossimi 5 anni

 

Paesaggio e patrimonio culturale

  1. Dotazione di risorse del patrimonio culturale
  2. Spesa pubblica comunale corrente pro capite destinata alla gestione del patrimonio culturale (musei, biblioteche e pinacoteche)
  3. Tasso di abusivismo edilizio
  4. Tasso di urbanizzazione delle aree sottoposte a vincolo paesaggistico
  5. Erosione dello spazio rurale da dispersione urbana
  6. Erosione dello spazio rurale da abbandono
  7. Presenza di paesaggi rurali storici
  8. Valutazione della qualità della programmazione dello sviluppo rurale in relazione alla tutela del paesaggio
  9. Densità di verde storico e parchi urbani di notevole interesse pubblico
  10. Consistenza del tessuto urbano storico
  11. Persone non soddisfatte della qualità del paesaggio del luogo di vita
  12. Preoccupazione per il deterioramento delle valenze paesaggistiche

 

Ricerca e innovazione                                    

  1. Intensità di ricerca: spesa per ricerca e sviluppo
  2. Propensione alla brevettazione
  3. Incidenza dei lavoratori della conoscenza sull’occupazione
  4. Tasso di innovazione tecnologica del sistema produttivo
  5. Tasso di innovazione di prodotto/servizio del sistema produttivo nazionale
  6. Specializzazione produttiva nei settori ad alta intensità di conoscenza
  7. Intensità d’uso di internet

 

Qualità dei servizi

  1. Indice di accessibilità agli ospedali provvisti di pronto soccorso
  2. Posti letto nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari
  3. Liste d’attesa: persone che hanno rinunciato a visita specialistica o trattamento terapeutico per la lunghezza delle liste d’attesa
  4. Percentuale di popolazione regionale servita da gas metano
  5. Percentuale di rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani
  6. Indice sintetico di accessibilità ad alcuni servizi
  7. Densità delle reti urbane di trasporto pubblico locale
  8. Indice di accessibilità alle reti di trasporto
  9. Presa in carico dell’utenza per i servizi per l’infanzia
  10. Presa in carico degli anziani per il servizio di assistenza domiciliare integrata
  11. Indice di sovraffollamento degli istituti di pena
  12. Percentuale di famiglie che denunciano irregolarità nell’erogazione dell’acqua
  13. Percentuale di rifiuti urbani conferiti in discarica sul totale dei rifiuti urbani raccolti
  14. Numero medio per utente delle interruzioni accidentali lunghe del servizio elettrico.
  15. Tempo dedicato alla mobilità

 

Politica e istituzioni

  1. Partecipazione elettorale
  2. Partecipazione civica e politica
  3. Fiducia nel Parlamento italiano
  4. Fiducia nel sistema giudiziario
  5. Fiducia nei partiti
  6. Fiducia nelle istituzioni locali
  7. Fiducia in altri tipi di istituzioni
  8. Donne e rappresentanza politica in Parlamento
  9. Donne e rappresentanza politica a livello regionale
  10. Donne negli organi decisionali
  11. Donne nei consigli d’amministrazione delle società quotate in borsa
  12. Età mediana dei parlamentari italiani
  13. Lunghezza dei procedimenti civili di cognizione ordinaria di primo e secondo grado
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Corte dei Conti e ISTAT: gli strumenti per misurare la Politica

Il nostro ordinamento costituzionale, come quello di molti altri stati occidentali,  prevede un organismo di controllo dei conti pubblici: La Corte dei Conti.

La Corte è la magistratura contabile dello Stato Italiano, essa ha, in realtà, poteri che qui definirei quasi simbolici. Molti non saranno forse daccordo con questa mia affermazione poichè, tecnicamente la Corte ha poteri e compiti ben definiti. (Si veda a proposito il Sito della Corte dei Conti: http://www.corteconti.it/chi_siamo/la_corte/  )

Purtroppo, negli anni, questa istituzione, prevista dalla Costituzione della Repubblica, è stata di fatto marginalizzata e “neutralizzata” in modo da non costituire più un serio pericolo per le scorribande della politica in campo economico.

La Corte è stata infatti abilmente sottomessa al potere politico che ne ha sapientemente guidato, con costante regolarità, le nomine ai vertici, estendondo su di essa, ancora una volta, i suoi potenti tentacoli clientelari.

La Corte è un organismo del quale, mai come in questo frangente, avremmo bisogno, un disperato bisogno. Occorrerebbe infatti mettere definitivamente un argine alla eccessiva libertà di manovra che i governi hanno in campo economico. La capacità e la possibilità di spesa dello Stato oggi non hanno virtualmente nessun freno consentendo l’accumulo indiscriminato di debito sovrano ed un utilizzo strumentale e propagandistico del denaro pubblico.

Con il nostro denaro la politica sostiene ed alimenta se stessa, la macchina della corruzione e del clientelismo e finanzia campagne a sfondo populistico mirate al consolidamento del potere acquisito. Questo comportamento è stato più volte denunciato dalla Corte nelle sue relazioni periodiche, ma la Corte stessa non ha potuto, nei fatti, procedere con dei provvedimenti specifici contro alcun soggetto politico e men che meno contro il governo.

Abbiamo più volte detto, e ancora lo ribadiamo, che una funzione di misurazione e controllo sull’operato della politica, che si esplicita nella misurazione dei risultati effettivamente raggiunti dal governo in carica, è l’unica via per riformare la nostra società e per indirizzare in maniera forte e virtuosa le scelte in cmpo economico e sociale.  Siamo inoltre convinti che i progressi raggiunti e la posizione dell’Italia nei rankings europei, in campo economico e sociale, siano un patrimonio dell’intera Nazione che va incrementato e protetto nel tempo a beneficio di un reale progresso.

In questo quadro un organismo come la Corte dei Conti, per sua natura preposto alla protezione del patrimonio dello Stato (Si veda la missione ufficiale dell’Istituzione), dovrebbe finalmente essere in grado di esercitare, in piena autonomia, quella funzione di controllo e certificazione che le è propria. Occorrerebbe addirittura estendere la funzione della Corte al di là del campo economico in modo da proteggere il nostro “patrimonio”  Nazionale in tutti i settori della società come ad esempio l’istruzione, la sanità, l’ambiente, la cultura, i diritti civili, etc.

La Corte dovrebbe idealmente poter esercitare una funzione di controllo preventivo ( potrebbe farlo già oggi ma raramente tale pratica trova un attuazione efficace) sui meccanismi di spesa dello Stato. La Corte potrebbe quindi esercitare anche una funzione forte di certificazione degli indicatori di andamento economico e di quelli relativi all’intero andamento della Nazione intesa come comunità civile.

Per garantire la totale indipendenza della Corte sarebbero, però, necessarie alcune riforme sostanziali relative al processo di composizione ed alla collocazione istituzionale dell’organo.

La composizione andrebbe rivista includendo elementi qualificati provenienti dalla società civile in rappresentanza del mondo del lavoro e dell’economia, organismi provenienti dal mondo accademico e personalità eminenti della cultura italiana. La Corte dovrebbe infine rispondere direttamente al Presidente della Repubblica così come già avveniene per il Consiglio Superiore della Magistratura e le sue funzioni dirigenti non dovrebbero più essere proposte dal Governo, come invece accade attualmente.

La Corte trae il suo mandato dalla carta costituzionale che ne prevede esistenza e funzioni in due articoli il 100 ed il 103. Purtroppo in questi articoli si delinea una funzione di controllo “debole” basata su giudizi preventivi di merito riguardo l’operato del governo e su giudizi generici sulla gestione. La possibilità di intervento, tramite l’unica funzione “forte”,  può essere esercitata nei confronti degli amministratori pubblici che nei fatti provocano danni al patrimonio dello Stato (danno erariale).

L’azione della Corte, nei confronti del Governo, si risolve nei fatti nel:

  • Commentare le leggi che il governo ed il parlamento approvano ed eventualmente rimandarle agli organi preposti se non dotate di opportuna copertura finanziaria
  • Commentare e pubblicare il proprio giudizio sulla gestione economica del governo e sullo stato del patrimonio Nazionale. Rendendo pubblici sia gli aspeti positivi che quelli negativi dell’azione di governo in modo tale da stimolare un giudizio popolare informato.

Tali prerogative risultano a nostro avviso gravemente insufficienti nell’architettura moderna di una democrazia competitiva.

La Corte dovrebbe infatti essere in grado di sancire, sulla base di fatti e misure, un danno eventualmente procurato dal Governo, al patrimonio dello Stato, di riportare l’entità di tale danno al Presidente della Repubblica che, prendendo atto delle valutazioni della Corte, dovrebbe tempestivamente prendere delle contromisure istituzionali adeguate.

La capacità di intercettare situazioni dannose e la velocità di reazione delle Istituzioni sono (e sempre di più lo saranno in una economia che viaggia sulle autostrade informatiche) un fattore determinante nel proteggere il patrimonio pubblico e la competitività della Nazione.

Compito importantissimo della Corte dovrebbe essere, infine, quello di presentare al Presidente della Repubblica la relazione sulla gestione dello stato Italiano. Tale Relazione è già oggi pubblicamente presentata dalla Corte dei Conti, ma non costituisce una base per interventi che possano fermare l’azione di governo o l’azione di suoi componenti se essi causano un evidente danno al patrimonio pubblico. La Relazione dovrebbe produrre un commento circostanziato rispetto al progresso della Nazione. Il progresso potrà essere misurato sulla base di un isieme di indicatori primari che consentano una sostanziale comparazione con le altre economie occidentali avanzate.

Al Presidente della Repubblica spetterà quindi la decisione sulle azioni da intraprendere a seguito della Relazione. In caso di apprezzabili progressi l’azione del Governo potrà continuare, nel caso di un evidente regresso, associato a specifiche aree, il Presidente potrà richiedere la sostituzione di alcuni ministri ed un rimpasto di Governo. In caso di grave perdita di competitività in più settori il Presidente potrà arrivare a sciogliere le camere ed indire nuove elezioni dichiarando “fallita” la legislatura con grave colpa della compagine di governo. I soggetti apparetenenti al governo, in questo caso, non potranno più ricoprire cariche pubbliche per i prossimi 15 anni poichè manifestamente incapaci.

Se alla Corte sarebbero demandate le funzioni di certificazione dei risultati effettivamente raggiunti, vi è un altro organismo, altrettanto importante, che dovrebbe supportare il processo di misurazione e controllo della politica: l’Istituto Nazionale di Statistica meglio noto come ISTAT.

L’Istat nella storia Italiana ha subito un destino simile a quello della corte dei conti. Sulla carta esso e’ un organo di misurazione formidabile, in grado di fornire indicazioni preziose per la governance della Nazione. Al pari dell’”intelligence” in campo militare e della “Business Intelligence” in campo economico, l’isitituto Nazionale di statistica sarebbe in grado di indirizzare, con estrema efficacia, le azioni di governo verso i settori che maggiormente ne hanno necessità e che ci vedono indietro rispetto alle altre Nazioni nel contesto europeo.

Purtroppo negli anni l’Istat ha sempre meno ricoperto questo ruolo e sempre più ha invece cercato di resistere a un progressivo smantellamento dei suoi organi da parte della politica. La politica, di qualunque colore, ha da sempre ritenuto l’istituto, un organismo “scomodo” perché’ in grado di argomentare con fatti e cifre, che ovviamente sono molto più solidi delle parole e delle promesse della politica, le realtà scomode dell’Italia.

Molti nel corso degli anni sono stati i tentativi di smantellare di fatto l’Istituto, di tagliarne le fonti di sostentamento (tentativi che continuano ad ogni nuovo governo e che sono tuttora in corso!), di minarne le basi organizzative e di assoggettarlo, un volta per tutte, al controllo completo della politica.

L’istituto che ci ritroviamo oggi e’ solo l’ombra di ciò’ che servirebbe ad un moderno stato democratico per poter indirizzare al meglio le proprie politiche economiche e sociali. In aggiunta a ciò’ l’ISTAT non ha alcun ruolo istituzionale definito, è un organismo del quale ci si può’ avvalere per consultare dati e cifre relative all’economia ed alla società Italiana, ma nulla di più’. L’ISTAT non ha, nei fatti, alcun potere e nessuna amministrazione è vincolata dai risultati rilevati dall’Istituto, nè ha obbligo di tenerne conto in alcun modo.

In un nuovo assetto di misurazione e controllo dell’operato della politica, l’ISTAT potrebbe essere lo strumento per la definizione e la misurazione degli indicatori startegici di funzionamento dello Stato Italiano e per la loro comparazione con misurazioni relative alle Nazioni appartenenti ad un gruppo di riferimento predefinito (gli indici sono omologati e normalizzati da EUROSTAT l’istituto di statistica Europeo).

La Corte dei Conti sarebbe quindi l’organismo in grado di sancire ufficialmente il risultato dell’azione di governo rispetto ai suddetti indicatori e a suggerire ed indirizzare le tempestive azioni ci controllo del Presidente della Repubblica.

Questo assetto ci consentirebbe finalmente di avere una gestione con un meccanismo di controllo ad “anello chiuso” , meccanismo che ci garantirebbe automaticamente il raggiungimento dei risultati minimi della gestione politica e la sconfitta permanente del populismo.

In questo modo, e solo in questo modo, avremo dei governi realmente responsabili delle loro azioni e dell’efficacia di quanto promettono.

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