Archivi del mese: marzo 2013

Testa o Pancia?

voto_utile   Dopo i risultati delle recenti elezioni politiche si è spesso sentito dire che gli Italiani hanno “votato con la Pancia”, ovvero hanno espresso il loro voto in modo emozionale, spinti da un qualche istinto, non meglio identificato, di insofferenza verso la vecchia classe politica.

Al di la dei soliti luoghi comuni, quali: “siamo un popolo latino”, “siamo emotivi”, “amiamo tifare per qualcuno”, “Ci Mettiamo il Cuore”, etc.. Cerchiamo di capire cosa ci guadagnamo e cosa ci perdiamo a “Votare con la Pancia”,  e se questo è realmente ciò che ci si aspetta dai Cittadini in una società evoluta che naviga tra la 7a e la 8a posizione tra le economie più sviluppate al mondo.

Una reazione “di Pancia” è, come già detto, qualcosa di istintivo che viene dalle corde più recondite del nostro intelletto e che il più delle volte non ha una spiegazione razionale. Si reagisce di Pancia quando ci si sente minacciati, quando ci si sente fortemente urtati da qualche cosa, quando la “chimica” del nostro sistema nervoso ci dice che chi ci sta davanti non merita la nostra attenzione, la nostra fiducia o il nostro aiuto. Insomma, tutti comportamenti che, ad una più attenta analisi, potrebbero rivealrsi in seguito sbagliati.

Nel caso delle elezioni Italiane e della relativa libera espressione del voto Democratico, non ci troviamo certo davanti ad una situazione nella quale si può giustificare una reazione irrazionale. Come Cittadini abbiamo avuto tempo e modo per formarci un’opinione, grazie ad un bombardamento senza precedenti da parte dei media. Molti Italiani hanno partecipato attivamente alla campagna elettorale appena conclusa, tramite interventi sui Blog, partecipazione diretta nelle piazze Italiane e supporto diretto o indiretto ai candidati. Vi è certo poi una maggiornaza “silenziosa” di elettori dei quali non si sa molto, se non per il fatto che sono quelli che hanno appunto, secondo alcuni, votato con la Pancia. Tra loro certamente vi sono:

  • I Tifosi Ostinati,  gente che non ha mai cambiato il proprio voto neanche a fronte di evidenti delusioni (gli altri sono comunque peggio)
  • I Disillusi: uno vale l’altro, votiamo questi che sono nuovi
  • Gli Stufi Marci: ci vuole qualche faccia nuova, aria pulita!
  • Infine, quelli che vanno alle urne senza un idea ben formata e decidono in cabina…

Molte di queste persone,in effetti, non si sono mai formate un’opinione rispetto alle proposte politiche in campo (alzi la mano chi si è letto il programma di una o più forza politiche…), ma soprattutto non hanno mai avuto la più pallida idea e non si sono formati un opinione su quali sono i gravi problemi dell’Italia.

Ebbene, proprio con queste persone abbiamo fallito! Noi Italiani che apparteniamo al famoso 10% degli  “Italiani evoluti” identificati da B. Severgnini (quelli che leggono il gionrnale tutti i giorni, che accedono a Internet, che leggono libri, etc…), abbiamo fallito nel pensare che un meccanismo razionale, guidato da un informazione libera (o presunta tale) potesse muoverci verso una scelta costruttiva.

Ha fallito la classe dirigente delle Nazione, perchè non ha saputo spiegare, a tutti questi cittadini, quali sono le sfde che ci attendono e qual’è la loro complessità.

Abbiamo fallito tutti insieme, come Italiani, perchè ci ritroviamo una vagonata di nuovi parlamentari che forse non sanno neanche cosa si troveranno davanti e di cosa potrebbero essere ritenuti responsabili nei futuri libri di storia.

Questo è il risultato elettorale della “Pancia degli Italiani”. La Pancia ha suggerito che della precedente classe politica ne avevamo francamente abbastanza, basta Ladri, basta Corruzione basta Inefficienza, basta Rigore, basta Tasse, basta Europa, etc…

Bene, nessuno, da liberi cittadini potrà mai impedirci di votare con la Pancia o con qualche altra parte anatomica… Ma, in definitiva,  a cosa ci porta tutto ciò? Sicuramente abbiamo facce nuove, nessun dubbio su questo, ma saranno i nuovi eletti in grado di lavorare e produrre delle risposte e delle soluzioni per gli enormi problemi dell’Italia? Ne dubito fortemente.

Il criterio dell Pancia non ci rassicura affatto sulle capacità degli eletti, non si può certo affidare il futuro della nostra collettività a qualcuno solo perchè, a scelta: è una faccia nuova, è giovane, non ruberà (almeno pare…), non fa parte dei vecchi partiti, non è corrotto, etc…

Purtroppo la realtà sociale ed economica di una grande Nazione Europea come l’Italia è estremamente complessa, persone molto qualificate si sono già trovate in estrema difficolta nel gestire i fenomeni sociali ed economici in questione.

Sempre riferendoci alle recenti elezioni, per noi è stato come credere che uno sconosciuto,  potesse curarci da una malattia, solo perchè il precedente medico non era stato capace di guaririci. Questo sconosciuto,  evidentemente, di medicina non capisce nulla, anzi forse non è neppure un medico.

Guarire le persone è un mestiere difficile, per gente qualificata, non ci faremmo mai curare da qualcuno perchè ce lo suggerisce “la Pancia”, vogliamo certamente mettere la nostra salute in mano a persone qualificate.

Ecco dove sta il nostro fallimento! Nessuno è stato, fin qui, in grado di spiegare quanto è difficile “curare” la nostra Nazione, rimetterla in carreggiata e renderla nuovamente competitiva. Non è un compito da Pivelli, non era certamente neanche un compito per vecchi politicanti corrotti, ma continua a NON essere un compito per Pivelli seppure a 5 stelle.

Cosa succederà quando domani ci accorgeremo che neache questo nuovo venuto ha saputo trovare i rimedi per  la Nazione?

E’ già successo, dirà qualcuno. Per un po abbiamo infatti sperato in Berlusconi (intendo noi italiani, non certo io…), poi pensavamo che Prodi ce la potesse fare, qualcuno ha persino sperato che Monti potesse cambiare qualcosa…Niente da fare.

Purtroppo ho la certezza che il “miracolo” non avverrà nemmeno questa volta. Il motivo è molto semplice: non pretendiamo ciò che ci spetta, non pretendiamo, cioè, serietà, responsabilità e risultati misurabili e certificati.

Niente assegni in bianco o anticipi per il signor sconosciuto che ci deve curare, ma solo la prova dei fatti.

C’è la nostra vita in gioco, al primo segnale, che ci dice che la cura non funziona…., fuori dai piedi!

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Pensiamo di Essere Soli?

Fitch Taglia il Rating dell’Italia

FitchL’agenzia di rating ha abbassato il giudizio sull’Italia a BBB+ da A- con outlook negativo. Il ‘voto’ riflette il “risultato inconcludente delle elezioni italiane”. Fitch era l’unica a non aver ancora ridotto il giudizio sull’Italia. “L’Italia troverà la soluzione politica e proseguirà le riforme”, è la risposta del Ministero dell’Economia

Lo Spread è una Bufala, i mercati non dipendono dalla politica, dobbiamo fare quello che è meglio per noi, cambieremo questo sistema, il popolo ha i suoi diritti, etc…

Si potrebbe andare avanti per molto con tutte le banalità che si sono sentite durante la tornata elettorale ed ancora in questa paludosa fase del post-voto. Un sacco di discussioni su chi è vicino a chi e a cosa e su chi vuole stare con chi. Il mondo sta a guardare, sta a guardare fino a che punto arriviamo, qual’è la nuova frontiara dell’autolesionismo che siamo  pronti a superare.

Sento sempre più spesso che noi, il popolo secondo alcuni, dobbiamo librarci della politica e di tutti i suoi mali, dobbiamo riprendere in mano il nostro destino, che il governo deve governare per noi e non per l’Europa e via dicendo. Altre stupide banalità cucinate per l’inaccettabilmente basso livello culturale dell’Italiano medio che è pronto ad “abboccare” a questo e ad altro.

Esiste solo una verità, mi dispisce dirlo, ed è terribilmente dura per noi Italiani: NON SIAMO SOLI!

Possiamo anche giocare a fare quelli che sparigliano le carte, che votano per uno dei 2 comici (non saranno mica in 3?) disponibili sul mercato elettorale, ma alla fine non possiamo essere così stupidi da credere che il nostro destino può essere cambiato con chissà quale ricetta magica. Il gioco al quale giochiamo è uno, ben identificato con regole scritte che valgono per tutti. Possiamo votare per chi vogliamo, ma non possiamo comportarci  come dei bambini capricciosi che quando non riescono a vincere ad un gioco vanno via a giocare altrove.

Nel nostro caso non esiste un altro gioco, non lo inventa Berasni e neppure Grillo (forse Berlusconi ne inventò uno…si chiamava Bunga qualcosa…), quindi poche chiacchere, bisogna essere bravi, continuare a migliorare e, alla fine, riuscire a vincere in questo contesto, giocando a questo gioco.

L’era, se è mai esistita,  in cui i popoli determinavano il proprio destino senza curarsi troppo del resto del mondo è finita per sempre. A qualcuno può non piacere, non lo metto in dubbio, ma viviamo in un villaggio globale ed interconnesso dove un voto insignificante, dato a personaggi insignificanti in Italia, può creare problemi alle borse di tutto il mondo nel giro di pochi minuti.

Si può far finta che non sia così, i contadini pugliesi o i signorotti brianzoli posso anche crederci, ma la realtà poi bussa alla porta. Questa volta si chiama Fitch, un’altra si chiamerà Standard & Poors etc. Il risultato è sempre lo stesso: se non sei più in grado di esprimere valore e di vincere a questo gioco fai, tuo malgrado, dei passi indietro e l’arbitro certifica la tua sconfitta, senza appello.

I nostri 3 amici comici non sembrano per niente preoccupati di questo, sembrano avere a cuore solo le sorti del popolo. Se questo è vero ci stanno rendendo proprio un bel servizio, ed i primi risultati li ha certificati Fitch: Grazie Mille Sig. Grillo, Sig. Bersani ed egregio Cav. Berlusconi.

Non ci sono ricette magiche, neanche una. C’è solo lavoro, fatica, sacrificio, misurazione, sconfitte, ancora sconfitte e forse, dopo tanta fatica, si può risalire la china. Il resto sono favole per chi ci vuole credere.

Per molti anni in Argentina o in Grecia i cittadini hanno creduto a favole come quelle che raccontano a noi, un giorno queste persone si sono sveglaite nella realtà e tutti hanno visto come è andata.

Cari concittadini, immagino siate contenti di avere finalmente “gente come voi” eletta al parlamento della Repubblica. Io no, non lo sono per niente.

Invito quindi tutti noi a guardarci allo specchio per farci 2 semplici domande: “Sono capace di riportare l’Italia al posto che merita? E se si come?”

Se non siete in grado di rispondere a queste 2 semplici domande, perchè allora dovrebbero essere capaci di farlo “quelli come voi” , quelli che avete mandato in parlamento?

Auguri a tutti noi.

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Una Democrazia per Vincere

Vincere, bella parola, tanti significanti diversi per orecchie diverse. Dal nostalgico “Vincere e Vinceremo”, al più sportivo “non è importante vincere, ma partecipare” e via dicendo. Nell’Economia Globale purtroppo vincere non è un optional, l’Economia Globale è la giungla di noi esseri intellettualmente evoluti, e nella giungla si sa non c’è spazio per la quiete, il relax, la bella vita, questi sono dei lussi, delle eccezioni all’unica vera regola: la competizione.Si è forse mai visto un Leone o un Giaguaro (quello vero…) risposarsi? O magari una Gazzella che si riposa e diventa una preda immobile?  In natura prede e predatori non vivono rilassati, ogni giorno inizia una nuova piccola lotta per la sopravvivenza.Leone Spaventato

Come essere umani, appartenenti ad organizzazioni sociali evolute, come le  economie occidentali, non sfuggiamo a questa naturale regola, combattiamo più o meno consapevolmente la nostra battaglia, ogni giorno in cui sorge il sole.

Consapevolezza, forse è quello che ci manca. Quanti di noi sono realmente consapevoli che il nostro benessere come Individui e come Nazione dipende dalla nostra competitività? Pochi direi.

Quanti di noi si rendono conto che la nostra capacità di competere dipende direttamente da noi, da quanto siamo competitivi come individui, da quanto le nostre armi intellettuali sono affilate, da quanto le nostre istituzioni favoriscono la collaborazione e la focalizzazione verso obiettivi comuni e da quanto siamo motivati a coglierli? Pochissimi direi.

Eppure è proprio così, se non riusciamo a competere siamo destinati all’emarginazione, proprio ciò che sta succedendo all’Italia ed alle economie europee più deboli come Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. I cosiddetti PIGS. Ci serve un cambiamento, qualcosa che ci riporti ad essere combattivi, competitivi e vincenti: una “democrazia da competizione”.

Il primo radicale cambiamento nell’impostazione di una moderna democrazia è relativo proprio alla competitività e di riflesso alla competizione. Forse le Democrazie di oggi non hanno come fine ultimo la felicità della gente (pare un dato di fatto, di gente felice non se ne incontra poi molta per le strade…), al massimo pretendono di rappresentarne il sentimento popolare rispetto a delle problematiche comuni, accontentando una maggioranza (forse…) di cittadini e scontentandone al contempo una minoranza.

Una Democrazia moderna dovrebbe invece cercare di raggiungere alcuni obiettivi di base per tutta la popolazione, obiettivi che non sono patrimonio di una parte ma di tutta la comunità:

  • Benessere economico diffuso
  • Tasso di Istruzione Competitivo (rispetto a quello di altre Nazioni)
  • Propensione all’espansione economica ed all’innovazione
  • Servizi eccellenti a supporto del benessere e della competitività
  • Misurazione e controllo costanti dell’efficienza

Tutto questo per favorire la competitività della Nazione. Non può esistere benessere, crescita, solidarietà, servizi, assistenza, e qualunque forma di coesione sociale senza un’economia competitiva.

Ma come si raggiiunge la competitività, porta per entrare nel mondo delle migliori Democrazie moderne? Quali sono le leggi, i provvedimenti, le azioni che ci potrebbero portare ad una nuova stagione di crescita e benessere?

La risposta non sta nei contenuti, ma nel metodo.  Qualche giorno fa ho sentito qualcuno criticare Grillo (uno dei due comici che guidano un movimento politico in Italia, NdR) perchè il programma del suo movimento non contiene indicazioni su leggi e provvedimenti concreti (leggasi promesse elettorali), ma solo indicazioni di metodo. La critica è certamente condivisibile rispetto alla mancanza di concretezza, tuttavia Grillo, ponendo la questione del metodo, non è del tutto fuori strada.

Un metodo sbagliato ci ha portato fin qui, un metodo giusto, una strategia ben articolata,  può tirarci fuori dai guai. Riflettiamo sulle seguenti equivalenze:

Provvedimento=Tattica, Metodo=Strategia

Non sarà una legge o un provvedimento tattico a farci ripartire come Nazione, ma una Strategia, l’avvio di un processo di lenta rieducazione (si abbiamo bisogno di un po di “Rehab”, come dicono gli americani) ad un assetto sostenibile per la competitività globale dell”Italia.

Quali possono dunque essere i fondamenti di questo metodo? Proviamo con questi punti, per cominciare:

  • Misurazione e Controllo dei Risultati: la politica ci è utile per governare la Nazione. Governare significa cercare ed indurre il miglioramento in tutti i campi della nostra società, il miglioramento non è un concetto astratto, ma si misura rispetto ai risultati ottenuti. Occorre quindi Controllare e Misurare ciò che la politica deve produrre per noi: il Miglioramento.
  • Assunzione di responsabilità (Accountability) della classe dirigente: vogliamo che chi ci governa sia 1) eletto dal popolo, 2) capace di raggiungere gli obiettivi. La leggittimazione popolare, benchè ai fondamenti della nostra Democrazia, non garantisce purtroppo la capacità di indurre e governare il Miglioramento. Chi non raggiunge gli obiettivi di Milgioramente danneggia la Nazione e soprattutto chi lo ha eletto, e va rimosso in fretta evitando che sia causa di ulteriori danni. Il merito regni sempre sovrano e sia  riconosciuto solo a fronte dei risultati ottenuti.
  • Partecipazione Civile: gli Italiani devono assumersi l’onere di controllare all’infinito chi li governa. Per molti anni gli Italiani hanno servito le Forze Armate e la Nazione con l’istituto della leva obbligatoria, isitituzione solo parzialmente utile. Oggi è tempo di servire l’Italia con un nuovo servizio civile mirato al controllo della corruzione politica e delle inefficienze della macchina pubblica. Non sia solamente lo Stato a controllare i Cittadini, ma i Cittadini a controllare la macchina dello stato e la politica che la Governa.
  • Trasparenza: non vi siano più aree grigie nell’amministrazione e nella contabilità dello Stato. Ogni cittadino dovrebbe essere in grado di “navigare” nei conti dello Stato fino ad arrivare ai più piccoli e dettagliati capitoli di spesa di ogni amministrazione pubblica. Le tecnologie informatiche consentono oramai di fare questo in modo semplice, strutturato ed usabile. Vi sono aziende private molto grandi che da anni tengono sotto controllo i conti fin nel minimo dettaglio tramite questo tipo di tecnologie, applicarle in maniera metodica all’amministrazione pubblica, per una continua ricerca dell’efficienza, è oggi possibile, urgente e doversoso.
  • Catena del Valore: si identifichi, una volta per tutte, la Catena del Valore della Nazione. I professionisti dell’economia e gli specialisti in performance delle organizzazioni sanno bene di cosa si tratta. Nel caso di un Nazione la catena del valore inizia dalla materia prima per produrre competitività: Le Competenze. Le competenze vanno create e sviluppate, per creare impresa e reddito in modo competitivo. Occorre identificare nel dettaglio una catena del valore dove lo Stato può e deve aggiungere valore ad ogni passo della sequenza.

Questi alcuni dei fondamenti della “Democrazia da Competizione”.

Bisogna infine avere consapevolezza del fatto che una riforma competitiva del sistema democratico è una enorme opportunità per la nostra comunità che ci può completamente riposizionare rispetto alle principali economie occidentali. Per questo motivo non bisogna aver paura del cambiamento e della competizione, entrambe sono fattori imprescindibili dai quali è impossibile sfuggire e ai quali è dannoso resistere.

Nella lunga competizione, che è la nostra vita, si può essere molto felici se si vince o molto stressati e infelici se si perde. Giocare in difesa e resistere al cambiamento è la maniera più facile e diretta per perdere qualunque competizione, la sistuazione attuale dell’Italia ne è una prova lampante.

Vogliamo finalmente essere felici?

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