Una Democrazia per Vincere

Vincere, bella parola, tanti significanti diversi per orecchie diverse. Dal nostalgico “Vincere e Vinceremo”, al più sportivo “non è importante vincere, ma partecipare” e via dicendo. Nell’Economia Globale purtroppo vincere non è un optional, l’Economia Globale è la giungla di noi esseri intellettualmente evoluti, e nella giungla si sa non c’è spazio per la quiete, il relax, la bella vita, questi sono dei lussi, delle eccezioni all’unica vera regola: la competizione.Si è forse mai visto un Leone o un Giaguaro (quello vero…) risposarsi? O magari una Gazzella che si riposa e diventa una preda immobile?  In natura prede e predatori non vivono rilassati, ogni giorno inizia una nuova piccola lotta per la sopravvivenza.Leone Spaventato

Come essere umani, appartenenti ad organizzazioni sociali evolute, come le  economie occidentali, non sfuggiamo a questa naturale regola, combattiamo più o meno consapevolmente la nostra battaglia, ogni giorno in cui sorge il sole.

Consapevolezza, forse è quello che ci manca. Quanti di noi sono realmente consapevoli che il nostro benessere come Individui e come Nazione dipende dalla nostra competitività? Pochi direi.

Quanti di noi si rendono conto che la nostra capacità di competere dipende direttamente da noi, da quanto siamo competitivi come individui, da quanto le nostre armi intellettuali sono affilate, da quanto le nostre istituzioni favoriscono la collaborazione e la focalizzazione verso obiettivi comuni e da quanto siamo motivati a coglierli? Pochissimi direi.

Eppure è proprio così, se non riusciamo a competere siamo destinati all’emarginazione, proprio ciò che sta succedendo all’Italia ed alle economie europee più deboli come Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna. I cosiddetti PIGS. Ci serve un cambiamento, qualcosa che ci riporti ad essere combattivi, competitivi e vincenti: una “democrazia da competizione”.

Il primo radicale cambiamento nell’impostazione di una moderna democrazia è relativo proprio alla competitività e di riflesso alla competizione. Forse le Democrazie di oggi non hanno come fine ultimo la felicità della gente (pare un dato di fatto, di gente felice non se ne incontra poi molta per le strade…), al massimo pretendono di rappresentarne il sentimento popolare rispetto a delle problematiche comuni, accontentando una maggioranza (forse…) di cittadini e scontentandone al contempo una minoranza.

Una Democrazia moderna dovrebbe invece cercare di raggiungere alcuni obiettivi di base per tutta la popolazione, obiettivi che non sono patrimonio di una parte ma di tutta la comunità:

  • Benessere economico diffuso
  • Tasso di Istruzione Competitivo (rispetto a quello di altre Nazioni)
  • Propensione all’espansione economica ed all’innovazione
  • Servizi eccellenti a supporto del benessere e della competitività
  • Misurazione e controllo costanti dell’efficienza

Tutto questo per favorire la competitività della Nazione. Non può esistere benessere, crescita, solidarietà, servizi, assistenza, e qualunque forma di coesione sociale senza un’economia competitiva.

Ma come si raggiiunge la competitività, porta per entrare nel mondo delle migliori Democrazie moderne? Quali sono le leggi, i provvedimenti, le azioni che ci potrebbero portare ad una nuova stagione di crescita e benessere?

La risposta non sta nei contenuti, ma nel metodo.  Qualche giorno fa ho sentito qualcuno criticare Grillo (uno dei due comici che guidano un movimento politico in Italia, NdR) perchè il programma del suo movimento non contiene indicazioni su leggi e provvedimenti concreti (leggasi promesse elettorali), ma solo indicazioni di metodo. La critica è certamente condivisibile rispetto alla mancanza di concretezza, tuttavia Grillo, ponendo la questione del metodo, non è del tutto fuori strada.

Un metodo sbagliato ci ha portato fin qui, un metodo giusto, una strategia ben articolata,  può tirarci fuori dai guai. Riflettiamo sulle seguenti equivalenze:

Provvedimento=Tattica, Metodo=Strategia

Non sarà una legge o un provvedimento tattico a farci ripartire come Nazione, ma una Strategia, l’avvio di un processo di lenta rieducazione (si abbiamo bisogno di un po di “Rehab”, come dicono gli americani) ad un assetto sostenibile per la competitività globale dell”Italia.

Quali possono dunque essere i fondamenti di questo metodo? Proviamo con questi punti, per cominciare:

  • Misurazione e Controllo dei Risultati: la politica ci è utile per governare la Nazione. Governare significa cercare ed indurre il miglioramento in tutti i campi della nostra società, il miglioramento non è un concetto astratto, ma si misura rispetto ai risultati ottenuti. Occorre quindi Controllare e Misurare ciò che la politica deve produrre per noi: il Miglioramento.
  • Assunzione di responsabilità (Accountability) della classe dirigente: vogliamo che chi ci governa sia 1) eletto dal popolo, 2) capace di raggiungere gli obiettivi. La leggittimazione popolare, benchè ai fondamenti della nostra Democrazia, non garantisce purtroppo la capacità di indurre e governare il Miglioramento. Chi non raggiunge gli obiettivi di Milgioramente danneggia la Nazione e soprattutto chi lo ha eletto, e va rimosso in fretta evitando che sia causa di ulteriori danni. Il merito regni sempre sovrano e sia  riconosciuto solo a fronte dei risultati ottenuti.
  • Partecipazione Civile: gli Italiani devono assumersi l’onere di controllare all’infinito chi li governa. Per molti anni gli Italiani hanno servito le Forze Armate e la Nazione con l’istituto della leva obbligatoria, isitituzione solo parzialmente utile. Oggi è tempo di servire l’Italia con un nuovo servizio civile mirato al controllo della corruzione politica e delle inefficienze della macchina pubblica. Non sia solamente lo Stato a controllare i Cittadini, ma i Cittadini a controllare la macchina dello stato e la politica che la Governa.
  • Trasparenza: non vi siano più aree grigie nell’amministrazione e nella contabilità dello Stato. Ogni cittadino dovrebbe essere in grado di “navigare” nei conti dello Stato fino ad arrivare ai più piccoli e dettagliati capitoli di spesa di ogni amministrazione pubblica. Le tecnologie informatiche consentono oramai di fare questo in modo semplice, strutturato ed usabile. Vi sono aziende private molto grandi che da anni tengono sotto controllo i conti fin nel minimo dettaglio tramite questo tipo di tecnologie, applicarle in maniera metodica all’amministrazione pubblica, per una continua ricerca dell’efficienza, è oggi possibile, urgente e doversoso.
  • Catena del Valore: si identifichi, una volta per tutte, la Catena del Valore della Nazione. I professionisti dell’economia e gli specialisti in performance delle organizzazioni sanno bene di cosa si tratta. Nel caso di un Nazione la catena del valore inizia dalla materia prima per produrre competitività: Le Competenze. Le competenze vanno create e sviluppate, per creare impresa e reddito in modo competitivo. Occorre identificare nel dettaglio una catena del valore dove lo Stato può e deve aggiungere valore ad ogni passo della sequenza.

Questi alcuni dei fondamenti della “Democrazia da Competizione”.

Bisogna infine avere consapevolezza del fatto che una riforma competitiva del sistema democratico è una enorme opportunità per la nostra comunità che ci può completamente riposizionare rispetto alle principali economie occidentali. Per questo motivo non bisogna aver paura del cambiamento e della competizione, entrambe sono fattori imprescindibili dai quali è impossibile sfuggire e ai quali è dannoso resistere.

Nella lunga competizione, che è la nostra vita, si può essere molto felici se si vince o molto stressati e infelici se si perde. Giocare in difesa e resistere al cambiamento è la maniera più facile e diretta per perdere qualunque competizione, la sistuazione attuale dell’Italia ne è una prova lampante.

Vogliamo finalmente essere felici?

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