Tecnocrati Senz’Anima

Si può governare con i numeri? Si può essere in grado di leggere le dinamiche socio-economiche di una Nazione da un foglio di calcolo?

Come raggiungere Grandi Risultati senza Obiettivi?

Come raggiungere Grandi Risultati senza Obiettivi?

Non è facile rispondere a questa domanda.  Renzi,  del PD,  nel suo discorso di ringraziamento per la vittoria alle primarie del suo Partito,  dice che i tecnocrati della Comunità Europea sono bravissimi a fotografare la situazione di un paese riportando cifre su delle “slides”,  dimenticando però che dietro ai numeri ed alle statistiche ci sono persone vere, persone  che vivono e che spesso, in questa situazione di crisi, sono vittime di fenomeni economici e sociali .

Tale affermazione ci trova d’accordo, ma non ci fa dimenticare che le cifre, pur non fotografando lo stato d’animo e le difficoltà di un popolo,  possono e devono essere un potente strumento a supporto di un azione politica efficace e mirata.

Ad avvalorare questa tesi vi sono molti fatti, eccone alcuni:

  • Anni di azioni politiche senza una strategia complessiva hanno portato ad una quantità di sprechi che ci pone tra i primi paesi in Europa per l’inefficienza della spesa.
  • La spesa pubblica senza un calcolo relativo al ritorno per la comunità (certamente misurabile con degli indicatori) converge facilmente nello spreco e nell’uso populistico del denaro pubblico. I casi dell’Italia, della Spagna, della Grecia, del Portogallo e dell’Irlanda sono noti e ben documentati.
  • Gli obiettivi numerici di efficienza e di competitività sono il solo strumento valido per misurare l’efficacia dell’azione politica lo stato dell Nazione. Ignorarli o disconoscerli è un grave danno per tutta la comunità. Gli indicatori Istat ed Eurostat, in Italia,  sono regolarmente ignorati ed in alcuni casi addirittura criticati e attaccati come se fossero dei veri e propri avversari politici!
  • Vi sono vari fattori alla base della crisi economica e sociale dell’Italia, ogni parte politica rappresenta solo ciò che più le fa comodo ignorando il resto. La comprensione multidimensionale dei fenomeni economici e sociali è alla base di un decisione informata per il voto popolare e democratico.

I fenomeni che registriamo, quali: bassa competitività, corruzione, disoccupazione, sottooccupazione si possono certamente rappresentare con cifre e statistiche che lasciano il tempo che trovano, si sente ad esempio spesso dire dell’altissimo tasso di disoccupazione giovanile in Italia (intorno al 40% !), non si sente, per contro, mai nessuno dire da cosa ciò è causato. Certo la crisi è la risposta generica, buona per tutte la parti politiche, è sempre colpa della crisi. Vorremmo però qui ricordare che la crisi colpisce tutti,  alcuni soccombono mentre altri resistono. Solo la comprensione profonda dei fenomeni ci consente di poter organizzare delle politiche risolutive. Nel caso in oggetto  basta confrontare alcuni dati con i paesi OCSE a noi affini per scoprire dei dati che sono certamente alla radice del fenomeno:

Se qualcuno avesse dei dubbi sulla correlazione tra questi dati e la condizione del lavoro e dell’occupazione in Italia può fare un banale esercizio di “correlazione”  tra questi indicatori e gli indici di competitività e di produttività delle altre Nazioni Europee.

Torniamo quindi al nostro punto, si tratta di Tecnocrazia o di “Struzzocrazia”,  ovvero di una classe dirigente che NON vuole prendere atto dei fenomeni e delle loro ripercussioni per poter orchestrare dei rimedi?

La politica è certamente dedizione e passione, abbiamo, ora più che mai, bisogno di leader e trascinatori, ma la leadership non va confusa con le capacità oggettive di analizzare i fenomeni e di dare le risposte al paese. Chi possiede tali capacità non avrà mai paura di sottoporsi al responso dei numeri poiché con essi indirizzerà la propria azione e da essi trarrà la massima forza ed efficacia. Chi invece fa del millantato credito la propria cifra e si inventa mediaticamente un immagine di successo da leader indiscusso, avrà sempre il timore di essere contraddetto dalla dura  realtà delle cifre (ci si ricordi il duro risveglio del Sig. Berlusconi ad opera dello Spread BTP-Bund sopra i  500 punti) e per questo motivo griderà: “Attenti ai Tecnocrati!”

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2 commenti

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2 risposte a “Tecnocrati Senz’Anima

  1. Alcuni giorni fa, ho iniziato un blog di wordpress. Come nome del blog avevo scelto “misurarelapolitica”, che non è stato accettato perché già in uso. Ho scelto allora “indicatorinumericiperlapolitica”: più noioso da digitare, ma più vicino al contenuto che volevo dare al blog. Poi, la curiosità mi ha spinto a visitare “misurarelapolitica”. Che dire? Siamo d’accordo praticamente su tutto. In particolare, siamo d’accordo sul fatto che “nasometria” e “spannometria” hanno fatto il loro tempo. I due blog hanno però una diversa impostazione. Vede, mi sembra che finora i numeri non siano mancati. Li hanno sciorinati e stiracchiati da ogni parte Berlusconi, Monti, la Fornero, Grillo e praticamente ogni politico italiano. Renzi non ha ancora “dato i numeri”, ma li prende per scontati e su di essi dice di voler lavorare. Credo che così non si vada da nessuna parte. Lei ha sicuramente ragione quando pretende che la politica dia conto di grandezze misurabili, ma credo che si debba fare un passo ulteriore. Ogni partito, in fase elettorale, deve indicare un ristretto o ristrettissimo numero di indicatori numerici misurabili che qualifichino la sua posizione. Sulla scelta degli indicatori verrà giudicato dagli elettori. Poi, il governo costituito, dovrà fornire gli indicatori numerici sulla base dei quali chiede di essere giudicato. Uno tra questi indicatori dovrà essere la stella polare dell’azione di governo. I controlli dovranno essere periodici. Mi sembra che una periodicità semestrale sia possibile, ma potrebbero esserci soluzioni migliori. Il numero cessa così di essere solo quantitativo e permea di sé tutta l’azione di governo. Un prassi come questa avrebbe anche il grande vantaggio di “educare” l’elettorato ad essere meno esposto agli slogan e alle frasi fatte. Frasi come “la priorità è il lavoro”, “il vero dramma è la disoccupazione giovanile”, “no, la priorità è la lotta all’evasione fiscale” e via elencando sono vesciche vuote, se non esiste alcun parametro con cui controllarne l’applicazione.

    • Gentile Vittorio benvenuto tra noi pragmatici, seguiro’ volentieri il suo blog che si preannuncia interessante. Per cio’ che riguarda gli indicatori, sostengo che essi debbano essere indipendenti dalle forze politiche cosi’ come il “misuratore” dei risultati. Solo in questo modo, a mio avviso, si potrebbe eliminare il problema di avere delle metriche di comodo (qualcuno aveva gia’ fatto un contratto con gli Italiani scrivendoci cio’ che gli faceva comodo, ma che poi non ha nemmeno rispettato…). Gli obiettivi di miglioramento di base dovrebbero essere un estensione costituzionale che andrebbe approvata con un referendum popolare in modo che nessuna forza politica possa poi appropriarsene strumentalmente. Infine un altro punto cardine del sistema di misurazione e’ quello relativo alla rimozione della funzione di governo in caso di manifesta incapacita’ a raggiungere gli obiettivi( che non sono necessariamente economici, ma solamente misuarbili).

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