L’Efficienza della Democrazia

La parola “Democrazia”, dal greco δῆμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, significa etimologicamente governo del popolo. La democrazia, come molti non sanno, non è sempre stata la forma di governo più apprezzata. Platone, ad esempio, la definiva “governo dei poveri e degli ignoranti” (demos) contrapposto al governo “dei ricchi e degli istruiti”. Secondo Platone, dare accesso a tutti i cittadini alla funzione di governo avrebbe portato il popolo stesso a cadere rapidamente sotto il potere di un tiranno. Secondo Platone, inoltre, i poteri decisionali e politici dovevano essere basati sulla competenza di chi li esercitava.

Aristotele, per conto suo, considerava la democrazia una forma di governo corrotta, dove una classe, la plebe, avanzava il suo dominio sulle altre. Più avanti, la democrazia è stata considerata, come nel 18º secolo, una forma di governo popolare pericolosa, dove il governo era affidato al popolo direttamente e senza una rappresentanza.

Charles Montesquieu

Charles Montesquieu

Montesquieu diceva a tal proposito: “il suffragio per sorteggio è naturale alla democrazia come quello per scelta lo è all’aristocrazia” sottintendendo che, ove non ci sia un criterio di scelta basato sulla competenza, tanto vale tirare a sorte le cariche pubbliche.

Finalmente la Democrazia diventa una delle forme di governo più largamente accettate quando si introduce la nozione di “governo rappresentativo della sovranità popolare”. Ciò avverrà però solamente dopo le rivoluzioni francese ed americana, portando il concetto di Democrazia, nella coscienza collettiva, allo stato nel quale lo conosciamo oggi.

Questa breve digressione storica sulla Democrazia ci è utile per illustrare il collegamento tra le nozioni di: Governo, Deomocrazia Rappresentativa e Competenza. Governo, inteso come sforzo mirato alla ricerca del miglioramento, Democrazia Rappresentativa,  come forza che istituisce il governo rappresentativo della volontà popolare e Competenza, come la capacità assolutamente necessaria ad esplicitare e rendere efficaci le azioni del governo.

Nel legame tra questi tre elementi, Democrazia Rappresentativa, Governo e Competenza va, a nostro avviso, ricercato il senso della moderna democrazia.  Tale Democrazia certamente, dovrà essere ancora rappresentativa, ovvero dovrà essere ancora una libera espressione del popolo, dovrà esplicitare una funzione di governo, la quale si dovrà però legittimare anche e soprattutto tramite la dimostrazione di solide competenze e di decisioni efficienti e misurabili rispetto all’avanzamento del bene comune.

La differenza chiave tra una democrazia del 20º secolo ed un’auspicata moderna democrazia va ricercata proprio in questa triplice relazione. 

Nelle democrazie del secolo scorso il governo, espressione della volontà popolare (tramite la rappresentanza), si adopera, “al meglio delle proprie capacità”, per agire “nell’interesse comune“.

In un’auspicata moderna democrazia, il governo ancora frutto dell’espressione popolare, dovrà avere un mandato subordinato alla chiara dimostrazione di competenza nelle azioni che intraprende per conto dei cittadini. I fattori che legittimano il governo e l’insieme dei rappresentati democraticamente eletti dovranno pertanto essere 2:

  1. Voto popolare 
  2. Dimostrazione misurabile di competenza nel raggiungere il miglioramento

Non valga più quindi la “presunzione di competenza” o l’assunzione del tutto gratuita che il governo operi “al meglio delle proprie capacità”, né quella che esso operi “nell’interesse comune”.

La dimostrazione di competenza sia del tutto esplicita e misurabile! La dimostrazione di competenza, potrà avvenire in modo incontrovertibile solo tramite la effettiva misurazione dei risultati ottenuti.

Nel caso in cui i risultati non fossero però raggiunti il governo perderebbe uno dei 2 fattori che lo legittimano e dovrebbe immancabilmente decadere.

Ricordiamo infine che una governo democraticamente eletto e competente è una necessità ineludibile in uno scenario globale dove il benessere ed il progresso dipendono, anche nostro malgrado, dalla capacità che una Nazione ha di competere con le altre.

Questo articolo, per la prima parte, relativa alla storia della Democrazia, trae ispirazione dalle pubblicazioni del Prof. Giovanni Carbone dell’Università degli studi di Milano e da “Principi di Scienza Politica” Clark-Golder-Golder -McGrawHill, 2011
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Tecnocrati Senz’Anima

Si può governare con i numeri? Si può essere in grado di leggere le dinamiche socio-economiche di una Nazione da un foglio di calcolo?

Come raggiungere Grandi Risultati senza Obiettivi?

Come raggiungere Grandi Risultati senza Obiettivi?

Non è facile rispondere a questa domanda.  Renzi,  del PD,  nel suo discorso di ringraziamento per la vittoria alle primarie del suo Partito,  dice che i tecnocrati della Comunità Europea sono bravissimi a fotografare la situazione di un paese riportando cifre su delle “slides”,  dimenticando però che dietro ai numeri ed alle statistiche ci sono persone vere, persone  che vivono e che spesso, in questa situazione di crisi, sono vittime di fenomeni economici e sociali .

Tale affermazione ci trova d’accordo, ma non ci fa dimenticare che le cifre, pur non fotografando lo stato d’animo e le difficoltà di un popolo,  possono e devono essere un potente strumento a supporto di un azione politica efficace e mirata.

Ad avvalorare questa tesi vi sono molti fatti, eccone alcuni:

  • Anni di azioni politiche senza una strategia complessiva hanno portato ad una quantità di sprechi che ci pone tra i primi paesi in Europa per l’inefficienza della spesa.
  • La spesa pubblica senza un calcolo relativo al ritorno per la comunità (certamente misurabile con degli indicatori) converge facilmente nello spreco e nell’uso populistico del denaro pubblico. I casi dell’Italia, della Spagna, della Grecia, del Portogallo e dell’Irlanda sono noti e ben documentati.
  • Gli obiettivi numerici di efficienza e di competitività sono il solo strumento valido per misurare l’efficacia dell’azione politica lo stato dell Nazione. Ignorarli o disconoscerli è un grave danno per tutta la comunità. Gli indicatori Istat ed Eurostat, in Italia,  sono regolarmente ignorati ed in alcuni casi addirittura criticati e attaccati come se fossero dei veri e propri avversari politici!
  • Vi sono vari fattori alla base della crisi economica e sociale dell’Italia, ogni parte politica rappresenta solo ciò che più le fa comodo ignorando il resto. La comprensione multidimensionale dei fenomeni economici e sociali è alla base di un decisione informata per il voto popolare e democratico.

I fenomeni che registriamo, quali: bassa competitività, corruzione, disoccupazione, sottooccupazione si possono certamente rappresentare con cifre e statistiche che lasciano il tempo che trovano, si sente ad esempio spesso dire dell’altissimo tasso di disoccupazione giovanile in Italia (intorno al 40% !), non si sente, per contro, mai nessuno dire da cosa ciò è causato. Certo la crisi è la risposta generica, buona per tutte la parti politiche, è sempre colpa della crisi. Vorremmo però qui ricordare che la crisi colpisce tutti,  alcuni soccombono mentre altri resistono. Solo la comprensione profonda dei fenomeni ci consente di poter organizzare delle politiche risolutive. Nel caso in oggetto  basta confrontare alcuni dati con i paesi OCSE a noi affini per scoprire dei dati che sono certamente alla radice del fenomeno:

Se qualcuno avesse dei dubbi sulla correlazione tra questi dati e la condizione del lavoro e dell’occupazione in Italia può fare un banale esercizio di “correlazione”  tra questi indicatori e gli indici di competitività e di produttività delle altre Nazioni Europee.

Torniamo quindi al nostro punto, si tratta di Tecnocrazia o di “Struzzocrazia”,  ovvero di una classe dirigente che NON vuole prendere atto dei fenomeni e delle loro ripercussioni per poter orchestrare dei rimedi?

La politica è certamente dedizione e passione, abbiamo, ora più che mai, bisogno di leader e trascinatori, ma la leadership non va confusa con le capacità oggettive di analizzare i fenomeni e di dare le risposte al paese. Chi possiede tali capacità non avrà mai paura di sottoporsi al responso dei numeri poiché con essi indirizzerà la propria azione e da essi trarrà la massima forza ed efficacia. Chi invece fa del millantato credito la propria cifra e si inventa mediaticamente un immagine di successo da leader indiscusso, avrà sempre il timore di essere contraddetto dalla dura  realtà delle cifre (ci si ricordi il duro risveglio del Sig. Berlusconi ad opera dello Spread BTP-Bund sopra i  500 punti) e per questo motivo griderà: “Attenti ai Tecnocrati!”

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Nuove Galassie

Mondi e Galassie che girano intorno alla Politica Italiana

Mondi e Galassie che girano intorno alla Politica Italiana

Ci siamo più e più volte soffermati sul “sistema” politico che sorregge la nostra cosiddetta Democrazia. Nel tentativo di schematizzare le cose potremmo dire che il nostro sistema politico si auto-alimenta grazie a dei circoli viziosi che si sono consolidati e stabilizzati nel tempo. Non vi è alcun dubbio che ci siano oggi e che nel passato ci siano stati dei fortissimi legami di interesse tra le lobby finanziarie ed industriali del nostro paese e le sue forze politiche, così come vi sono pochissimi dubbi (il processo sul patto stato-mafia potrebbe toglierceli del tutto) sul fatto che molte organizzazioni criminali Italiane ed internazionali hanno avuto e forse hanno ancora stretti rapporti con il nostro sistema politico. Ciò è talmente vero al punto che si sospetta a ragion veduta che di queste forze vi siano rappresentati, più o meno occulti in parlamento.

Come funziona e come si autoalimenta quindi questo perverso meccanismo che da anni funziona sotto gli occhi distratti (o quasi) di tutti?

Ogni forza politica, e le nostre non fanno eccezione, ha un obiettivo ben preciso: esercitare il potere e perpetuarne il possesso, possibilmente all’infinito. Il concetto è di per se brutale ed antidemocratico ed è certamente parte degli argomenti non “politically correct” che si discutono nei salotti dell’alta società. Ciò detto, per preservarci dall’occupazione permanente delle istituzioni da parte delle organizzazioni politiche, esistono dei meccanismi in grado (o forse no) di garantire che le forze rappresentate in Parlamento ed i Governi che esse eventualmente esprimono, siano sempre e solo frutto della libera volontà popolare .

La nostra Costituzione è abbastanza chiara (magari non chiarissima) in merito alla rappresentanza popolare ed al diritto ad avere un parlamento formato da  rappresentanti eletti dal popolo. Come ha fatto quindi l’attuale establishment politico ad aggirare questo “impedimento” istituzionale?

Vi sono due componenti principali che vanno considerate in questo contesto e che sono gli “strumenti” che la politica usa ed abusa per perpetuare il proprio sistema di potere:

  • Il Populismo
  • Il Clientelismo

Queste 2 componenti sono i cardini sui quali si e’ articolato negli anni il sistema di potere delle casta politica. Si noti bene che queste 2 componenti non sono espressione di una parte politica o di una cultura di destra o di sinistra come talvolta qualcuno ci vorrebbe far credere nel tentativo di giustificare la superiorità morale di una parte rispetto alle altre, ma sono la diretta espressione di un sistema pseudo-democratico che si è consolidato negli anni e che con i suoi difetti viene, nel bene e nel male accettato e condiviso anche da larga parte dei cittadini Italiani.

Il meccanismo di funzionamento è di quelli “ad anello chiuso” ovvero un meccanismo che si retroaziona tramite un latente Voto di Scambio che può essere in forma propria ed esplicita, come nel caso delle molteplici relazioni clientelari che la politica intrattiene con il proprio elettorato,  oppure, come nel caso del Populismo, un Voto di Scambio implicito ovvero esercitato tramite una strisciante pressione mediatica altamente demagogica e supportata da promesse elettorali e/o da concessioni a danno del progresso collettivo e dell’economia nazionale.

Questo diagramma descrive sinteticamente il meccanismo e la “galassia” dei danni principali che da esso derivano:

La Galassia dei Problemi

La Galassia dei Problemi

Appare certamente chiaro a tutti che le campagne elettorali delle parti che chiedono rigore e sacrificio sono, in questo contesto, destinate a fallire. Nel recente passato abbiamo visto come le proposte di un maggiore rigore economico portate avanti da Mario Monti e della sua coalizione siano state mal recepite dagli Italiani. Molte di queste proposte erano del tutto ragionevoli e legate al momento contingente che la nostra comunità, insieme all’Europa tutta, sta passando. Purtroppo tra uno scenario che impone rigore e sacrifici ed una promessa populista incentrata su concessioni economiche i cittadini Italiani non hanno avuto alcun dubbio.

Il punto fermo che deriva dalla nostra analisi è che nessuna parte politica farà mai, in Italia,  una campagna elettorale sulle cose che vanno fatte per rimettere in sesto il Paese,  insisterà piuttosto su tutti quegli aspetti che possano portare un maggior numero di voti come un ventilato abbassamento  delle tasse o una tolleranza più o meno esplicita verso una serie di abusi oramai largamente diffusi nel nostro tessuto sociale.

Come uscire da questa situazione dunque? Come spezzare questo anello perverso che ci trascina in una serie di scelte politiche al ribasso che sono indirizzate solo all’oggi ed al vantaggio elettorale anziché agli aspetti più strategici, aspetti che potrebbero indirizzare una soluzione per i problemi endemici del Paese?

Data la situazione occorre “sottrarre” all’agone politico tutti quei temi di fondo che riguardano il miglioramento economico e sociale (o il Progresso per dirla in modo più sintetico) della Nazione.

Bisognerà rendersi conto che sui 26 indicatori base individuati dagli indici BES non dovremmo più accettare discussioni politiche: essi andranno sempre e comunque migliorati e tutti i governi che non saranno in grado di migliorarli creeranno di fatto un danno alla Nazione. I 2 principi base per guidare l’azione politica dovrebbero essere :

  1. Gli indicatori vanno migliorati rispetto alle altre nazioni europee evolute
  2. No è accettabile migliorare degli indicatori a scapito di altri

Il resto rimanga pure nella piena discussione politica, si discuta di mille proposte anche a sfondo populistico, l’importante è che alla base ci sia l’irrinunciabile dovere di migliorare la condizione dell’Italia.

In una situazione in cui le forze politiche non potranno più giocare con le promesse e nella quale saranno costrette a focalizzarsi sulle modalità operative per rimanere nei parametri degli indicatori di miglioramento non ci sarà più molto spazio per ogni forma di voto di scambio.

Le promesse elettorali ed il clientelismo dovranno sempre fare i conti con degli indicatori che misureranno implacabilmente l’andamento dell’Italia. Offrire favori a qualcuno o favorire persone che non lo meritano certo non aiuterà nessun governo e nessuna parte politica a raggiungere i risultati minimi richiesti,  aumenterà invece il rischio di una cacciata con disonore dalle stanze del potere. In questo modo al primo posto avremo sempre l’interesse della Nazione e poi quello delle parti che si contendono il potere.

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La Democrazia che Produce Risultati

Ebbene eccoci qua, abbiamo un nuovo governo (finchè dura), Napolitano ha strigliato la Politica, ha detto in modo molto chiaro che c’è un grosso scollamento tra il Paese reale ed i Partiti. La Politica non capisce ciò che vogliono gl Italiani…

Possiamo smettere di Migliorare?

Possiamo smettere di Migliorare?

Chissà se  qualcuno si è mai veramente chiesto cosa vogliono gli Italiani,  perchè forse è questo il vero problema: sappiamo cosa vogliamo? Lo sa il PD, lo sa Grillo, lo ha mai saputo Berlusconi ed il suo PDL?

Gli Italiani sanno magari per chi votare la prossima volta, ma certo dimostrano di non sapere cosa dovrebbero fare per loro i galantuomini e le gentildonne che hanno eletto. Risultato: questi fanno quello che vogliono e quello che, a loro insindacabile giudizio, c’è da fare.

Invito tutti voi a chiedere ai vostri colleghi di lavoro o ai vostri parenti, conoscenti e vicini di casa, cosa si aspettano, in fin dei conti, dal “governo” (ammesso che ce ne sia uno vero e proprio) o almeno dal partito/movimento per il quale hanno votato. Sono certo che si potrebbero fare delle interessanti scoperte!

Eppure è chiaro che tutti noi abbiamo delle aspettative, tutti ci aspettiamo infatti: più lavoro, una scuola migliore, una sanità miglire, dei servizi migliori, un pubblica amministrazione più efficiente, etc.etc. Questo vale certamente anche per i nostri Politici! Possiamo infatti scommettere che tutti gli appratenenti a qualunque partito/movimento, saranno daccordo sul fatto che Scuola, Sanità, Pubblica Amministrazione, Welfare, etc.. vadano senz’altro migliorati. Tutto ciò quindi fa parte o no del nostro mandato elettorale? Io dico di si! Anzi, dico che tutto questo fa parte di OGNI mandato espresso da qualsivoglia elettore Italiano.

Questo punto fermo è, credo, quindi ampiamente condiviso da politica e cittadini, qui in teoria non vi è distanza o distonia.

Perchè quindi non rendere visione comune  il punto di contatto permanente tra Cittadini e Politica e farlo diventare IL RISULTATO MINIMO ed essenziale di qualunque legislatura?

Perchè non acclarare, una volta per tutte, ad esempio nella nostra Costituzione, che un dovere della politica (Governo, Parlamento ed Istituzioni Primarie) è quello di produrre un miglioramento economico e sociale per il Paese?

Qualcuno potrebbe sostenere il fatto che ciò è sostanzialmente banale, poichè è assolutamente implicito ed ovvio che al centro di qualunque azione politica ci debba essere il bene e l’interesse generale del Paese. Sfortunatamente i fatti ci danno ampiamente torto! Non vi è nulla di ovvio in ciò che la Politica Italiana crede di dover produrre per noi, e l’interesse generale viene invece sistematicamente ignorato e messo da parte!

Il fatto che il fine primario della Politica non sia esplicito e che non sia esplicito nemmeno ciò che  la classe Politica e le Istituzioni credono di  dover produrre per noi, è il viatico che ci porta ad un’esplicita, ed oramai sfrontata, Cialtroneria, sia dei politici che dei Cittadini stessi.

Abbiamo perso di vista l’obiettivo centrale della nostra convivenza civile: la Persona e la sua evoluzione come Cittadino.

Per i nostri Politici esistono delle cose “facili”, quelle che tutti i giorni siamo abituati a vedere… e ci sono delle cose oggettivamente “difficili”, che invece riporterebbero la Persona ed il Cittadino al centro della discussione politica.

E’ certamente ovvio che la Politica lasciata a se stessa continuerà ad occuparsi delle cose facili, ed in definitiva di ciò che vuole e di ciò che le conviene, invece di occuparsi dei cittadini e di ciò che realmente serve a farci diventare un Paese migliore.

Giusto per capirci meglio, proviamo a fare una lista dei comportamenti “facili”, ovvero di quello che ad esempio vediamo nei comportamenti dei nostri “rappresentatnti”:

  • Occuparsi di iniziative che “portano voti” cercando di “comprare” il consenso
  • Alzare le Tasse per trovare fondi
  • Dire di aver abbassato le tasse o promettere di volerle abbassare (senza poi farlo…)
  • Sistemare gli amici: favorire le amicizie e non le competenze
  • Rimandare i provvedimenti
  • Metterci sempre una pezza con una “manovrina”
  • Incrementare il debito pubblico
  • Ignorare i dati Eurostat, far passare l’Europa come la “mamma cattiva” o passare i dati  e le statistiche sotto silenzio (un ministro di 2 governi fa disse addirittura che i dati Istat non sono attendibili…forse non li gradiva?)
  • Spacciare le notizie ed i comunicati stampa per fatti
  • Non spiegare le cose ai cittadini o spiegarle con versioni di comodo (PR e Marketing sono oramai il cuore dei principali movimenti politici Italiani)
  • Dare la colpa al governo precedente o alla congiuntura
  • “Allocare “ fondi per qualcosa o per qualcuno (Allocare non significa Controllare cosa si fa con i fondi)
  • Sviare l’attenzione su questioni marginali per distoglierla dai sostanziali problemi economici e sociali

Per contrappasso, vediamo ora una lista di cose “difficili” da fare e da accettare per i nostri amministratori:

  • Lavorare su delle metriche, ad esempio quelle relative al BES (vedi più avanti nel post),  e migliorarle
  • Restare nella media della tassazione Europea, normalizzata ai servizi resi
  • Avere un tetto all’imposizione fiscale, magari nella Costituzione
  • Rendere conto ai cittadini tramite i dati ufficiali dell’Istat, della Corte dei Conti e del CNEL
  • Essere misurati ogni 3 anni su tutto, in base a degli indicatori che includano ad esempio anche la diminuzione del Debito Pubblico
  • Assegnare le iniziative di miglioramento a dei responsabili che in caso di fallimento lascino la carica incondizionatamente e non possano più essere rieletti per 15 anni (carriera politica finita per danno causato al Paese)
  • Dopo tre ani, alla prima misurazione, essere responsabili di TUTTI i risultati del governo o della propria amministrazione
  • Spiegare “lo stato della Nazione” ai cittadini, ogni anno , seguendo un formato predefinito che obbliga a rendere conto tramite i dati e gli indicatori Eurostat, Istat, Corte dei Conti e CNEL, dei risultati raggiunti
  • Controllare come si spendono i Fondi Pubblici utilizzando delle categorie e dei modelli di spesa e obbligarsi a ridurre la spesa (di ogni amministrazione) anno su anno, fino ad arrivare e a mantenere dei parametri medi Europei (Ad Es. Costo medio del Posto letto Ospedaliero, Costo medio per Studente laureato/Diplomato, Costo medio per Servizi Sociali resi, Costo medio delle forze dell’ordine per Cittadino, etc..)
  • Lasciare le questioni marginali nella loro dimensione e trattarle solo dopo aver affrontato i temi primari associati agli indicatori

E’ di nuovo ovvio che in un mondo ideale, nel quale la politica si impegna a produrre dei risultati, le cose da fare non sono certo quelle facili. Qualcuno potrebbe sottolineare il fatto che non disponiamo di strumenti per orientare i comportamenti in modo virtuoso, ciò non risponde completamente al vero. Alcuni strumenti esistono, alcuni sono certamente da migliorare, altri ancora da inventare.

Per iniziare consideriamo ad esempio le fonti di informazione, queste sono dispoonibili e quasi sempre di buona qualità, alcune sono pubbliche, autorevoli e di facile accesso per chiunque: Eurostat, ISTAT Corte dei Conti e CNEL. Come già detto alcuni di questi organismi potrebbe funzionare meglio e/o essere più indipendenti, ma essi rappresentano il vero strumento in mano ai cittadini per misurare la politica. Ciò che ci manca è invece un Architettura Istituzionale orientata alla “Performace” delle Amministrazioni, governo Centrale incluso. Questa Architettura potrebbe essere un incredibile strumento di competitività per il nostro Paese, obbligherebbe le nostre amministrazioni ai comportamenti “difficili” ma utili e cambierebbe radicalmente, di riflesso, anche i comportamenti di tutti noi come Cittadini Italiani.

In altri articoli in questo Blog abbiamo già parlato dell’iniziativa BES (Benessere Equo e Sostenibile) lanciata dall’ISTAT e dal CNEL, qualche settimana fa i due istituti hanno rilasciato, nell’ambito del progetto 2013, un nuovo rapporto che illustra gli indicatori rispetto alle 12 (dodici) aree di interesse per il Benessere della Nazione.  Si veda:

http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=49

Le 12 Aree

Le 12 Aree

Partendo da queste semplici  considerazioni ci risulta abbastanza facile dire che: non siamo in condizione di specificare al 100% ciò che la Politica deve produrre per noi, ma siamo in condizione di poter dire che tutti ci aspettiamo, almeno, un miglioramento nelle 12 aree chiave del Paese indicate dal BES.

Siamo arrivati di nuovo al punto che molte volte abbiamo discusso in questo Blog.

La Politica, ed in particolare la funzione di Governo, è e dovrà essere sempre certamente legittimata dal mandato popolare, ma dovrebbe, amio avviso,  anche avere la capacità ed il dovere di produrre dei risultati.

Quali sono i risultati che ci aspetiamo?  Almeno, il miglioramento, rispetto agli altri Paesi UE, dei principali indicatori relativi alle 12 aree di cui sopra.

Una legislatura e la relativa funzione Amministrativa o di Governo dovrebbe, infine, automaticamente perdere la propria legittimità nel momento in cui, manifestamente, non dovesse più essere in grado di produrre i miglioramenti necessari ed attesi per il Paese.

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La Lenta ed Inesorabile Deriva della Democrazia

Cosa c’è di malato nelle Democrazie Occidentali? Perchè non riescono più a rappresentare la gente comune e a risolverne i problemi? Eppure, tra tutte le forme di governo, la democrazia è universalmente riconosciuta come quella più bilanciata, in grado di coinvolgere attivamente tutti i cittadini nella vita pubblica di una Nazione. Cosa si è quindi rotto in questo meccanismo? Perchè noi cittadini non ci sentiamo più rappresentati dai nostri parlamentari e dagli organi di governo? La risposta a queste domande è già stata discussa più volte in questo blog, ma proviamo a rimettere a fuoco il problema.

 

Naufragio....

Affonderemo anche noi?

La rappresentanza in una democrazia parlamentare ha bisogno di 2 aspetti o qualità fondamentali:

  • Mandato
  • Controllo

Mentre sul primo aspetto la nostra classe politica indugia a lungo e ben volentieri,  sul secondo aspetto nessuno si esprime. Un mandato di rappresentanza deve per forza di cosa essere soggetto a controllo e deve essere passibile la revoca secondo delle regole ben precise.

Scrive Massimo L. Salvadori, in “Democrazia senza Democrazia” (Laterza, pp. 96, 14),

«La democrazia è venuta ad assumere il carattere di un sistema che ha riconsegnato per aspetti cruciali il potere a nuove oligarchie, le quali detengono le leve di decisioni che, mentre influiscono in maniera determinante sulla vita collettiva, sono sottratte a qualsiasi efficace controllo da parte delle istituzioni democratiche ( e dei cittadini direi io)». «Si tratta – prosegue – sia di quelle oligarchie che, titolari di grandi poteri, privi di legittimazione democratica, dominano l’ economia globalizzata, hanno nelle loro mani molta parte delle reti di informazione e le pongono al servizio degli interessi propri e dei loro amici politici; sia delle oligarchie di partito che in nome del popolo operano incessantemente per mobilitare e manovrare quest’ ultimo secondo i loro intenti; sia dei governi che tendono programmaticamente a indebolire il peso dei parlamenti (…) e soggiacciono all’ influenza del potere finanziario e industriale, diventandone in molti casi i diretti portavoce e gli strumenti».

Mi sento in totale sintonia con questa visione, la quale è forse una mera constatazione della realtà. Il punto è: che fare ?

A mio avviso, come più volte ribadito in questo Blog, è arrivato il momento di introdurre una Funzione di Controllo forte nella nostra regola Prima: La Costituzione della Repubblica.

Ogni governo ed ogni parlamento ha il diritto-dovere di rappresentare gli elettori ed i cittadini, ma ha anche il dovere di produrre un miglioramento per la situazione generale del Paese. Nel quadro della Globalizzazione Economica e Culturale, anche il non produrre nulla, ovvero il preservare lo Status Quo,  rappresenta un danno per il Paese.

Il mondo progredisce continuamente, ad alcuni di noi potrebbe non sembrare vero, magari a causa della pesante crisi economica, ma molte Nazioni extraeuropee  ad esempio, stanno facendo passi da gigante, del tutto paragonabili al boom economico che l’Italia visse negli anni 50.  Il non progresso, l’immobilismo politico e sociale,  (per non parlare di regresso…) ci relega in posizioni da comprimari e ci impone un pesantissimo dazio economico e sociale.

La Felice Decrescita, auspicata da alcune forze politiche dell’ultima ora, è una folcloristica trovata inventata per sottrarsi ad una competizione alla quale non si sceglie di partecipare e della quale non abbiamo scritto le regole.

5 stars blogger

Radici Nella Realta?

E’ un dato di fatto, un destino ineluttabile: dobbiamo competere. L’alternativa è soccombere!

Certo, qualcuno potrebbe pensare di poter vivere come la comunità Amish (http://it.wikipedia.org/wiki/Amish), ma occorre ricordare che un tale stile di vita deriva da una profonda, coerente e libera scelta di fede di una comunità molto coesa su alcuni valori. Non è certamente pensabile estendere un concetto simile ad una intera Nazione, una Nazione industrializzata, come l’Italia.  Non possiamo “abdicare” dal nostro ruolo nell’economia Europea e Mondiale, questo provocherebbe un immenso danno per i per tutti noi cittadini e ci relegherebbe nel limbo delle economie di secondo piano.

Lasciamo quindi queste stupidaggini a coloro che le formulano e che vivono in una realtà virtuale che non ha riscontri pratici.

La politica è il luogo dove le idee e le teorie incontrano la realtà e le necessità delle persone. Molte ideologie, nel passato, sono state, a lungo,  considerate valide sulla carta, in grado di assicurare progresso, eguaglianza e felicità ai cittadini. Poche sono state lo strumento per un reale miglioramento. L’unica vera differenza, quando vi è stata, l’ha fatta la capacità delle persone, il loro senso pratico e la determinazione nel raggiungere dei risultati. Si pensi ad esempio a gente come Enrico Mattei, un leader capace, secondo alcuni senza scrupoli, che però ci fece progredire come Nazione e come società. Mattei ci portò dei risultati di cui sentiamo i benefici ancora oggi, non era un politico (alcuni potrebbero non essere completamente d’accordo) , ma aveva le capacità e la determinazione per raggiungere gli obiettivi che si era dato e che avrebbero portato l’Italia a giocare un ruolo primario nella ricostruzione europea.  http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Mattei

Guardava ai Risultati

Guardava ai Risultati

I Politici che oggi si vogliono sottrarre alla competizione, che vogliono tirar fuori l’Italia dalla mischia, che non accettano di rendere conto e di essere misurati su ciò che producono, non lavorano per noi: non ci fanno essere una Nazione migliore dove tutta la gente può avere una vita migliore ed un futuro migliore.

Un “sogno Italiano”, simile al “sogno americano” è sempre certamente possibile, ma bisogna costruirlo con persone capaci, non con degli idealisti che discutono su un blog a mezzanotte.

L’unica strada per raggiungere questo obiettivo è quella di affiancare al mandato popolare la responsabilità di produrre dei risultati, un miglioramento. Lavorare per il  miglioramento presuppone, però una funzione di controllo che possa interdire gli organi legislativi in caso di evidente incapacità.

La funzione di controllo viene normalmente esercitata dai cittadini nelle tornate elettorali, dove si può esprimere approvazione o meno per l’operato di un governo o di una parte politica. Il dato di fatto è che la nostra attuale funzione di controllo, espressa tramite il voto democratico, non è efficace e non ha garantito affatto il ricambio di una classe politica che si dimostra incapace ed inconcludente.Quando poi il ricambio diventa inevitabile, come accade nella situazione attuale, la Nazione ha oramai perso tempo e risorse preziosissime, a tutto vantaggio delle altre Nazioni che insieme a noi competono nell’economia globale.

Occorre cambiare. Non bisogna però illudersi, il cambiamento vero lo otterremo solo cambiando le regole, inchiodando i Politici ai fatti ed ai risultati ottenuti, non certo cambiando le facce!

Questa è oramai una storia vecchia: quante volte abbiamo salutato nuovi salvatori della Patria portatori del Cambiamento? Dopo pochi anni ci siamo ritrovati in situazioni di sfascio economico e sociale, simili se non peggiori di quelli del punto di partenza.

Si pensi  alla fine della cosiddetta “prima Repubblica” ed alla successiva parabola della “seconda Repubblica”: siamo riusciti a migliorare da allora, dalla fine della prima Repubblica?

La domanda fondamentale che quindi ci dovremmo porre è: come fare a non ricascarci più?

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Testa o Pancia?

voto_utile   Dopo i risultati delle recenti elezioni politiche si è spesso sentito dire che gli Italiani hanno “votato con la Pancia”, ovvero hanno espresso il loro voto in modo emozionale, spinti da un qualche istinto, non meglio identificato, di insofferenza verso la vecchia classe politica.

Al di la dei soliti luoghi comuni, quali: “siamo un popolo latino”, “siamo emotivi”, “amiamo tifare per qualcuno”, “Ci Mettiamo il Cuore”, etc.. Cerchiamo di capire cosa ci guadagnamo e cosa ci perdiamo a “Votare con la Pancia”,  e se questo è realmente ciò che ci si aspetta dai Cittadini in una società evoluta che naviga tra la 7a e la 8a posizione tra le economie più sviluppate al mondo.

Una reazione “di Pancia” è, come già detto, qualcosa di istintivo che viene dalle corde più recondite del nostro intelletto e che il più delle volte non ha una spiegazione razionale. Si reagisce di Pancia quando ci si sente minacciati, quando ci si sente fortemente urtati da qualche cosa, quando la “chimica” del nostro sistema nervoso ci dice che chi ci sta davanti non merita la nostra attenzione, la nostra fiducia o il nostro aiuto. Insomma, tutti comportamenti che, ad una più attenta analisi, potrebbero rivealrsi in seguito sbagliati.

Nel caso delle elezioni Italiane e della relativa libera espressione del voto Democratico, non ci troviamo certo davanti ad una situazione nella quale si può giustificare una reazione irrazionale. Come Cittadini abbiamo avuto tempo e modo per formarci un’opinione, grazie ad un bombardamento senza precedenti da parte dei media. Molti Italiani hanno partecipato attivamente alla campagna elettorale appena conclusa, tramite interventi sui Blog, partecipazione diretta nelle piazze Italiane e supporto diretto o indiretto ai candidati. Vi è certo poi una maggiornaza “silenziosa” di elettori dei quali non si sa molto, se non per il fatto che sono quelli che hanno appunto, secondo alcuni, votato con la Pancia. Tra loro certamente vi sono:

  • I Tifosi Ostinati,  gente che non ha mai cambiato il proprio voto neanche a fronte di evidenti delusioni (gli altri sono comunque peggio)
  • I Disillusi: uno vale l’altro, votiamo questi che sono nuovi
  • Gli Stufi Marci: ci vuole qualche faccia nuova, aria pulita!
  • Infine, quelli che vanno alle urne senza un idea ben formata e decidono in cabina…

Molte di queste persone,in effetti, non si sono mai formate un’opinione rispetto alle proposte politiche in campo (alzi la mano chi si è letto il programma di una o più forza politiche…), ma soprattutto non hanno mai avuto la più pallida idea e non si sono formati un opinione su quali sono i gravi problemi dell’Italia.

Ebbene, proprio con queste persone abbiamo fallito! Noi Italiani che apparteniamo al famoso 10% degli  “Italiani evoluti” identificati da B. Severgnini (quelli che leggono il gionrnale tutti i giorni, che accedono a Internet, che leggono libri, etc…), abbiamo fallito nel pensare che un meccanismo razionale, guidato da un informazione libera (o presunta tale) potesse muoverci verso una scelta costruttiva.

Ha fallito la classe dirigente delle Nazione, perchè non ha saputo spiegare, a tutti questi cittadini, quali sono le sfde che ci attendono e qual’è la loro complessità.

Abbiamo fallito tutti insieme, come Italiani, perchè ci ritroviamo una vagonata di nuovi parlamentari che forse non sanno neanche cosa si troveranno davanti e di cosa potrebbero essere ritenuti responsabili nei futuri libri di storia.

Questo è il risultato elettorale della “Pancia degli Italiani”. La Pancia ha suggerito che della precedente classe politica ne avevamo francamente abbastanza, basta Ladri, basta Corruzione basta Inefficienza, basta Rigore, basta Tasse, basta Europa, etc…

Bene, nessuno, da liberi cittadini potrà mai impedirci di votare con la Pancia o con qualche altra parte anatomica… Ma, in definitiva,  a cosa ci porta tutto ciò? Sicuramente abbiamo facce nuove, nessun dubbio su questo, ma saranno i nuovi eletti in grado di lavorare e produrre delle risposte e delle soluzioni per gli enormi problemi dell’Italia? Ne dubito fortemente.

Il criterio dell Pancia non ci rassicura affatto sulle capacità degli eletti, non si può certo affidare il futuro della nostra collettività a qualcuno solo perchè, a scelta: è una faccia nuova, è giovane, non ruberà (almeno pare…), non fa parte dei vecchi partiti, non è corrotto, etc…

Purtroppo la realtà sociale ed economica di una grande Nazione Europea come l’Italia è estremamente complessa, persone molto qualificate si sono già trovate in estrema difficolta nel gestire i fenomeni sociali ed economici in questione.

Sempre riferendoci alle recenti elezioni, per noi è stato come credere che uno sconosciuto,  potesse curarci da una malattia, solo perchè il precedente medico non era stato capace di guaririci. Questo sconosciuto,  evidentemente, di medicina non capisce nulla, anzi forse non è neppure un medico.

Guarire le persone è un mestiere difficile, per gente qualificata, non ci faremmo mai curare da qualcuno perchè ce lo suggerisce “la Pancia”, vogliamo certamente mettere la nostra salute in mano a persone qualificate.

Ecco dove sta il nostro fallimento! Nessuno è stato, fin qui, in grado di spiegare quanto è difficile “curare” la nostra Nazione, rimetterla in carreggiata e renderla nuovamente competitiva. Non è un compito da Pivelli, non era certamente neanche un compito per vecchi politicanti corrotti, ma continua a NON essere un compito per Pivelli seppure a 5 stelle.

Cosa succederà quando domani ci accorgeremo che neache questo nuovo venuto ha saputo trovare i rimedi per  la Nazione?

E’ già successo, dirà qualcuno. Per un po abbiamo infatti sperato in Berlusconi (intendo noi italiani, non certo io…), poi pensavamo che Prodi ce la potesse fare, qualcuno ha persino sperato che Monti potesse cambiare qualcosa…Niente da fare.

Purtroppo ho la certezza che il “miracolo” non avverrà nemmeno questa volta. Il motivo è molto semplice: non pretendiamo ciò che ci spetta, non pretendiamo, cioè, serietà, responsabilità e risultati misurabili e certificati.

Niente assegni in bianco o anticipi per il signor sconosciuto che ci deve curare, ma solo la prova dei fatti.

C’è la nostra vita in gioco, al primo segnale, che ci dice che la cura non funziona…., fuori dai piedi!

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Pensiamo di Essere Soli?

Fitch Taglia il Rating dell’Italia

FitchL’agenzia di rating ha abbassato il giudizio sull’Italia a BBB+ da A- con outlook negativo. Il ‘voto’ riflette il “risultato inconcludente delle elezioni italiane”. Fitch era l’unica a non aver ancora ridotto il giudizio sull’Italia. “L’Italia troverà la soluzione politica e proseguirà le riforme”, è la risposta del Ministero dell’Economia

Lo Spread è una Bufala, i mercati non dipendono dalla politica, dobbiamo fare quello che è meglio per noi, cambieremo questo sistema, il popolo ha i suoi diritti, etc…

Si potrebbe andare avanti per molto con tutte le banalità che si sono sentite durante la tornata elettorale ed ancora in questa paludosa fase del post-voto. Un sacco di discussioni su chi è vicino a chi e a cosa e su chi vuole stare con chi. Il mondo sta a guardare, sta a guardare fino a che punto arriviamo, qual’è la nuova frontiara dell’autolesionismo che siamo  pronti a superare.

Sento sempre più spesso che noi, il popolo secondo alcuni, dobbiamo librarci della politica e di tutti i suoi mali, dobbiamo riprendere in mano il nostro destino, che il governo deve governare per noi e non per l’Europa e via dicendo. Altre stupide banalità cucinate per l’inaccettabilmente basso livello culturale dell’Italiano medio che è pronto ad “abboccare” a questo e ad altro.

Esiste solo una verità, mi dispisce dirlo, ed è terribilmente dura per noi Italiani: NON SIAMO SOLI!

Possiamo anche giocare a fare quelli che sparigliano le carte, che votano per uno dei 2 comici (non saranno mica in 3?) disponibili sul mercato elettorale, ma alla fine non possiamo essere così stupidi da credere che il nostro destino può essere cambiato con chissà quale ricetta magica. Il gioco al quale giochiamo è uno, ben identificato con regole scritte che valgono per tutti. Possiamo votare per chi vogliamo, ma non possiamo comportarci  come dei bambini capricciosi che quando non riescono a vincere ad un gioco vanno via a giocare altrove.

Nel nostro caso non esiste un altro gioco, non lo inventa Berasni e neppure Grillo (forse Berlusconi ne inventò uno…si chiamava Bunga qualcosa…), quindi poche chiacchere, bisogna essere bravi, continuare a migliorare e, alla fine, riuscire a vincere in questo contesto, giocando a questo gioco.

L’era, se è mai esistita,  in cui i popoli determinavano il proprio destino senza curarsi troppo del resto del mondo è finita per sempre. A qualcuno può non piacere, non lo metto in dubbio, ma viviamo in un villaggio globale ed interconnesso dove un voto insignificante, dato a personaggi insignificanti in Italia, può creare problemi alle borse di tutto il mondo nel giro di pochi minuti.

Si può far finta che non sia così, i contadini pugliesi o i signorotti brianzoli posso anche crederci, ma la realtà poi bussa alla porta. Questa volta si chiama Fitch, un’altra si chiamerà Standard & Poors etc. Il risultato è sempre lo stesso: se non sei più in grado di esprimere valore e di vincere a questo gioco fai, tuo malgrado, dei passi indietro e l’arbitro certifica la tua sconfitta, senza appello.

I nostri 3 amici comici non sembrano per niente preoccupati di questo, sembrano avere a cuore solo le sorti del popolo. Se questo è vero ci stanno rendendo proprio un bel servizio, ed i primi risultati li ha certificati Fitch: Grazie Mille Sig. Grillo, Sig. Bersani ed egregio Cav. Berlusconi.

Non ci sono ricette magiche, neanche una. C’è solo lavoro, fatica, sacrificio, misurazione, sconfitte, ancora sconfitte e forse, dopo tanta fatica, si può risalire la china. Il resto sono favole per chi ci vuole credere.

Per molti anni in Argentina o in Grecia i cittadini hanno creduto a favole come quelle che raccontano a noi, un giorno queste persone si sono sveglaite nella realtà e tutti hanno visto come è andata.

Cari concittadini, immagino siate contenti di avere finalmente “gente come voi” eletta al parlamento della Repubblica. Io no, non lo sono per niente.

Invito quindi tutti noi a guardarci allo specchio per farci 2 semplici domande: “Sono capace di riportare l’Italia al posto che merita? E se si come?”

Se non siete in grado di rispondere a queste 2 semplici domande, perchè allora dovrebbero essere capaci di farlo “quelli come voi” , quelli che avete mandato in parlamento?

Auguri a tutti noi.

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