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L’Europa dei Tecnocrati

 

Quale Europa?

Quale Europa?

Proprio ieri Matteo Renzi torna a scagliarsi contro un Europa senz’anima governata da Tecnocrati che pensano solo a infinite serie di numeri anziché alla reale condizione dei cittadini degli stati membri. L’obiettivo ultimo del nostro Presidente del Consiglio è quello di ottenere più flessibilità, elemento, a suo dire, indispensabile per favorire la crescita. La flessibilità serve a Renzi per poter fare degli investimenti a sostegno delle politiche economiche dell’Italia, politiche che non sono però del tutto esenti dal sospetto di essere dettate da uno  strisciante populismo da prima repubblica e dall’impellente necessità di sostenere imminenti prove elettorali.

Certo sul fatto che l’Italia abbia bisogno di capacità di investimento per potersi costruire un futuro migliore, nessuno ha dei dubbi! Ma per quale motivo questa possibilità ci è negata? Per quale ragione questi austeri Cerberi che governano l’Europa non concedono all’Italia i margini di manovra che chiede? La risposta è molto semplice e si basa su alcuni “peccatucci” che l’Italia si porta dietro da almeno 30 anni.

L’enorme debito pubblico è il primo, dare più flessibilità all’Italia equivale ad aumentare la probabilità che questo debito cresca ancora, cosa non accettabile per la terza economia dell’eurozona. L’Italia per i nostri partner europei è già una mina vagante che aspetta l’occasione giusta per deflaglare e mandare a fondo tutta la corazzata, Germania e Francia comprese.

Un altro problema è l’efficienza del nostro sistema bancario, tra i più “avari” nel supportare gli investimenti delle imprese ed al contempo con i più alti tassi di sofferenza in europa. Ciò configura un sistema altamente inefficiente, politicamente manovrato se non addirittura corrotto.

Il terzo fattore, che alcuni indicano addirittura come un punto di forza della nostra economia (!), è relativo alla geografia del potere economico che nel nostro caso risulta concentrato nelle mani di pochi gruppi a conduzione familiare a discapito di un azionariato diffuso. L’azionariato diffuso fungerebbe infatti da elemento catalizzatore nella distribuzione della ricchezza e nell’impiego dei capitali che giacciono improduttivi nei pingui depositi bancari Italiani (abbiamo i depositi bancari più pingui d’Europa, ma non dovremmo andarne fieri).

Scagliarsi contro i Tecnocrati ed ignorare questi fattori  porta tutti, e soprattutto i partner europei, a sospettare che il becero populismo Italiano sia ancora pesantemente all’opera e che sia, in fondo, il vero motore della politica Italiana. Le alternative al governo Renzi sono, sotto questo punto di vista anche peggiori, si limitandosi infatti a combatterlo con le stesse armi e sullo stesso terreno, su temi che scaldano gli animi ma non muovono paglia.

A sentire Matteo Renzi siamo finiti dentro ad un tunnel dal quale l’Europa ci impedisce di uscire! La realtà è purtroppo,un altra:  si siamo nel tunnel, ci siamo finiti per colpa nostra (si vedano le politiche economiche “da bere” degli anni 80 e 90)  e per colpa nostra ci restiamo perché continuiamo a fare le cose sbagliate.

Se l’Italia ha bisogno di investimenti mobilizzi allora i ricchissimi capitali che possiede nei depositi bancari e nel risparmio privato, favorisca l’azionariato diffuso, renda meno “immorale” la diffusione del benessere nella classe media e non penalizzi lo sviluppo dell’iniziativa privata con norme degne di uno stato comunista di vecchio stampo. Si rompa una volta per tutte il legame lobbistico tra i potenti gruppi familiari e la politica e si favorisca la decentralizzazione dell’economia, si supporti  fiscalmente il seeding da venture capital privato e si stringano alleanze per la formazione con campus Americani e Cinesi.

Bastano queste semplici mosse e dal tunnel ne usciamo da soli senza bisogno di scagliarrsi sui Tecnocrati che talvolta ci dicono solo una  verità che non vogliamo ascoltare.

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Perché non ho fiducia

Ce la faremo, ce la faremo, anzi no.....

Ce la faremo, ce la faremo, anzi no…..

E’ solo una questione di fiducia, fiducia dei mercati, fiducia delle persone nel governo e nelle istituzioni, fiducia dei consumatori che risparmiano o spendono, fiducia che in fondo tutto ciò possa passare, che possa finire questa che qualcuno comincia a definire come una sorta di terza guerra mondiale, tali e tante sono la macerie (e i morti?) che ci lasceremo dietro quando sarà finita.

Oggi non riesco ad avere fiducia, non riesco ad accodarmi agli ”speranzosi” a quelli che dicono che in fondo ce la faremo. La ragione per questo mio disperare non è unica ve ne sono almeno 3.

A differenza di ciò che in molti pensano, il nostro problema principale NON è il debito. Altri paesi hanno un debito sovrano paragonabile al nostro, USA e Giappone, ad esempio, ma non risentono della crisi e della pressione dei mercati così come ne risentiamo noi. Il motivo di questa ”disparita’” di trattamento sta tutta nella capacità di crescita di questa nostra economia.

La ”stagnazione” di cui soffre la nostra economa viene da lontano, ha afflitto il funzionamento della nostra democrazia per tutto il primo decennio degli anni 2000. E’ un male dalle radici profonde e che governi su governi non sono riusciti a debellare.

Si è sempre cercato un rimedio ”sintomatico”, qualcosa che ci togliesse il dolore immediato e quindi anche la preoccupazione, l’ansia, quando neanche il rimedio sintomatico era possibile la politica ci ha allora distratto in mille modi pur di non farci vedere come stavano le cose.

Oggi i fatti sono venuti a bussare alla porta: i rimedi sintomatici non sono più possibili e non servono più e le cure da cavallo si impongono come inevitabili.

Ed eccoci alle 3 ragioni del mio pessimismo, la crescita che ci serve non è come l’acqua per i rabdomanti, qualcosa che si cerca con un metodo quasi esoterico o per tentativi facendo buchi qua e la. E’ fin troppo chiaro che la mancata crescita, nel caso dell’Italia, ha 3 ragioni fondamentali:

  • Assenza di meritocrazia
  • Corruzione pervasiva
  • Evasione fiscale selvaggia

 Meritocrazia

La nostra è una Repubblica fondata sull’amicizia, verrebbe da dire, dove gli amici e gli amici degli amici servono e portano al lavoro ed alle carriere . Lavoro e carriera  sono costruiti sulle relazioni individuali  e sono la ricompensa per un intreccio infinito di obblighi e favori che ci facciamo gli uni verso gli altri. Tutto ciò è la norma ed è francamente delirante.  Non esiste il merito, non esiste la cultura del risultato che premia il lavoro, non esiste la capacità individuale e la leadership che traina le aziende ed il paese verso il successo. Mi domando,  senza questi ingredienti, in quale crescita speriamo?

Se il problema del mercato del lavoro in Italia si riduce alla sola facilità nel poter licenziare, allora non ci siamo proprio capiti, qualcuno fa finta di non capire i termini della questione ed ignora, a bella posta, il vero problema. Per questo motivo sono molto pessimista!

Il tempo di risoluzione stimato per questo problema è molto lungo, si tratta di ristabilire i valori collettivi su cui si fonda la nostra società. Ci vorranno almeno 20 anni di provvedimenti e di un attento monitoraggio nei comportamenti sociali. Senza provvedimenti in questo campo non avremo mai più forze innovative e leadership capaci nella classe dirigente italiana, le migliori risorse del paese continueranno sempre più ad andare all’estero, come già fanno, e noi saremo guidati da una marmaglia di sedicenti populisti salvatori della patria.

Corruzione

Corruzione, o forse ”Corrosione”, così bisognerebbe chiamarla, qualcosa che ha corroso tutte le istituzioni e tutta l’economia, pubblica e privata.

Non vi è un angolo di questo paese che non ne sia vittima, al nord come al sud, nel pubblico e nel privato, persino nel clero, nella politica e nel terzo settore. Qualcuno ha anche misurato l’impatto economico del problema, ma a mio avviso, l’impatto complessivo è di ben altra portata, e riguarda la corruzione del nostro pensiero. Il danno più grande consiste nell’ essere arrivati a credere che questo sia oramai l’unico modo per fare affari in Italia, riguarda l’insegnamento che ogni giovane Italiano trae dalla vita di tutti i giorni: la strada giusta non è quella maestra del lavoro e dell’impegno, ma la scorciatoia, la ”mazzetta” o il favore da ricambiare.

Sono pessimista, coloro che dovrebbero fare qualche cosa per liberarci da questo cancro sono i nostri governi ed i politici, ovvero la classe più corrotta della nazione, gente che negli anni ha adottato  la corruzione come stile di vita, usandola a proprio vantaggio, per insediarsi in maniera inamovibile alla guida del paese in modo da perpetuare furti, corruzione, nepotismo ed appropriazioni indebite a danno del patrimonio nazionale.

Tempo stimato di risoluzione del problema: 15 anni,  se si opera con metodi istituzionali di ricambio generazionale nella politica e di riforma pesante dei meccanismi di controllo. Da 3 a 5 anni a seguito di eventuali violente reazioni popolari contro la classe politica.

Evasione Fiscale

L’unico problema di cui si parla, degli altri 2 si discute in modo  sommesso, e sembra che questi non siano poi così importanti.

L’evasione fiscale, e in generale, tutto l’assetto impositivo che l’Italia adotta da anni, meritano delle riforme pesanti ed immediate.

Paghiamo troppo, paghiamo in pochi, siamo troppo tolleranti verso chi usa il nostro denaro. Paghiamo troppo per ciò che riceviamo dallo stato, non pretendiamo di misurare ciò che otteniamo ad esempio rispetto alle altre nazioni europee, mentre lo stato certamente misura fino all’ultimo centesimo di ciò che noi contribuenti siamo tenuti a versare. Occorre cambiare rotta, lo stato ricerchi quell’efficienza e quelle misure di trasparenza che rassicurano i cittadini su come vengono utilizzati i fondi pubblici e per erogare i servizi dovuti.

Non possiamo più accettare un imposizione ”ingiustificata”, o meglio, giustificata solo dalla mancata ricerca di efficienza e dall’ammanco di fondi che sono stati inevitabilmente sottratti in maniera illecita.

L’enorme debito accumulato e l’evasione selvaggia fanno il resto: non abbiamo soldi da investire per creare crescita sana (corruzione e mancanza di meritocrazia a parte….).

I programmi per il recupero dell’evasione, seppur necessari, sono però invisi a chi ha sempre pagato le tasse, in misura maggiore ad esempio rispetto ad altri cittadini europei, e adesso si vede ancora una volta chiedere un pesante contributo.

Occorre quindi razionalizzare l’imposizione fiscale, rendendo trasparente la spesa pubblica in modo che tutti possano seguire “il flusso” del denaro, rendendo misurabile la qualità dei servizi e comparandoli in maniera instancabile con quanto erogato nelle altre nazioni europee. Occorre combattere l’evasione e l’elusione fiscale senza tregua, con il fine ultimo di abbassare la pressione fiscale sotto la media europea ed ottenere quindi un margine di competitività in termini di aumentati consumi ed aumento del PIL. Ricordo che una maggiore pressione fiscale non necessariamente porta a un gettito più alto per le casse dello Stato. Il gettito dipende certamente dall’imposizione, ma anche dalla base imponibile economica che a sua volta cresce con il PIL. L’aumento di imposizione può far decrescere il PIL, come nel caso della Grecia e dell’Italia stessa nell’ultimo trimestre, e deprimere, di conseguenza, anche il gettito risultante.

Sono pessimista: tempo di risoluzione del problema impositivo e dell’evasione:  almeno 30 anni. 30 anni necessari a ristrutturare completamente la macchina pubblica ed il suo funzionamento.

A questo punto è chiaro perché a fronte di questi 3 motivi sono estremamente pessimista sul futuro dell’Italia, non abbiamo 30 anni per fare le riforme, ma neanche 20 o 10. Dobbiamo risolvere il problema della crescita ORA.  Nessuno aspetterà che si trovi un accordo tra le forze politiche e nessuno ci darà il tempo per fare le trasformazioni, a meno che non si ripaghi adesso una fetta enorme del debito che abbiamo. Questa è forse l’unica via, o gli Italiani  “comprano” il loro debito (42.000€ circa per lavoratore attivo solo per dimezzarlo ), oppure la BCE garantisce per noi usando gli EUROBONDs. Ma nel frattempo occorre risolvere i nostri 3 problemini.

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