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Politici e Tecnocrati

Politici & Tecnocrati

Politici & Tecnocrati

      Eccoci di nuovo davanti al confronto senza fine tra politica e misurazione tecnica dell’efficacia dei provvedimenti. Premesso che da questo confronto non sono mai usciti ne vincitori ne vinti, resta la sensazione che il clima di sfiducia che si è creato tra una parte e l’altra, nello specifico tra il Governo Italiano, nella persona del suo Primo Ministro, e l’Unione Europea, nella persona del Commissario stesso dell’Unione, sia qualcosa che non produrrà benefici per nessuno, men che meno per noi cittadini, Italiani e dell’Unione Europea.

Più volte abbiamo ribadito che l’azione politica dei governi, democraticamente eletti, dovrebbe essere sottoposta al controllo istituzionale e pubblico dei risultati, per misurarne la reale efficacia e per sconfessare gli inutili populismi che per niente contribuiscono al un reale miglioramento della condizione generale delle nazioni.

In questa partita, ognuno deve però giocare il proprio ruolo. I politici facciano i politici, e quindi propongano soluzioni ai problemi del Paese, i Tecnocrati, responsabili del controllo sull’efficacia, si focalizzino sull’effettivo risultato, senza entrare nel merito dei provvedimenti e senza sostituirsi ai politici democraticamente eletti. In questo difficile bilanciamento va cercato il confine tra giusta discussione e il cattivo gusto che si riflette nelle critiche espresse, da una parte e dall’altra.

La separazione funzionale tra controllati e controllori è  certamente di primaria importanza, e sorregge una corretta assegnazione delle responsabilità, condizione necessaria per evitare quelle torbide acque in cui spesso naviga la politica e anche certa parte della società Italiana. D’altro canto va anche scongiurato il facile scaricabarile tra le parti, il famoso: non posso fare perché me lo impediscono…

I vincoli da parte dei controllori, in questo caso l’Unione Europea, non possono certo essere una scusa, ma semmai una garanzia per prevenire azioni sconsiderate sul piano (per ora) economico. Certamente i vincoli imposti dalla UE dovrebbero oggi essere più flessibili e non proteggere gli interessi di una parte (la Germania n.d.r.), consentendo, a fronte magari di garanzie politiche più alte, un margine di manovrabilità politica adeguato alla straordinaria crisi economica che stiamo vivendo. Condizioni eccezionali, d’altra parte, hanno sempre richiesto interventi eccezionali che in qualche modo non sempre vanno d’accordo con le regole ordinarie.  Per quanto riguarda le garanzie, i governi, ed in particolare quello Italiano, dovrebbero essere pronti a mettere sul tavolo la propria testa e rimettere il loro mandato al cospetto di risultati che si dovessero dimostrare inefficaci.

Il nostro governo insiste nel chiedere flessibilità all’Europa, ma cosa mette quindi sull’altro piatto della bilancia? Ha mai, nei fatti, proposto un piano di ripartenza e crescita economica della Nazione al successo del quale lega la sua esistenza?

Se i proclami del nostro Presidente del Consiglio e del nostro Governo fossero sostenuti da analisi tecniche all’altezza della situazione e fossero accompagnati da un chiaro impegno a lasciare in caso di fallimento, allora forse potremmo essere nella situazione di poter puntare il dito contro l’Europa,  rea di non concedere all’Italia la flessibilità e le deroghe richieste. Ovviamente il costume politico Nazionale, come sappiamo, è ben altro! Il potere è al di sopra di ogni cosa e di ogni giudizio nazionale e sovranazionale e quindi sempre e soprattutto al di sopra degli interessi generali!

 Da parte dell’Europa le cose, purtroppo, non sono migliori. L’Europa veste il doppio ruolo di regolatore, promulgando quindi leggi ed atti politici tramite il Parlamento Europeo, e di censore, obbligando al rispetto dei patti e dei trattati.

Tale  situazione è in totale disaccordo con una netta separazione dei ruoli. Le politiche europee influenzano i risultati politici ed economici degli stati membri, ai quali si chiede poi di intervenire per ottenere dei risultati operativi tali da rispettare i parametri stabiliti nei patti. Tutto ciò ha poco a che fare con il buon senso.

L’Unione Europea dovrebbe comportarsi con gli Stati Membri con il criterio del buon padre di famiglia, che dedica risorse ed attenzione ai figliuoli in difficoltà, in modo da garantire una serena esistenza a tutta la grande famiglia Europea. Soprattutto dovrebbe, una volta per tutte, riconoscere l’eccezionalità della situazione economica mondiale ed europea e adottare un insieme di norme straordinarie e di deroghe ai patti economici che possano aiutare le economie in difficoltà, tutto ciò negli interessi della stessa Unione Europea.

Sarà un bel giorno quello in cui potremo salutare governi Europei più responsabili, pronti a rimettere il loro mandato a fronte di mancati risultati, e una Unione Europea dal volto più umano, costruita su ideali di solidarietà e fratellanza tra i popoli e non su un freddo patto d’affari tra economie.

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