Archivi tag: populismo

L’Europa dei Tecnocrati

 

Quale Europa?

Quale Europa?

Proprio ieri Matteo Renzi torna a scagliarsi contro un Europa senz’anima governata da Tecnocrati che pensano solo a infinite serie di numeri anziché alla reale condizione dei cittadini degli stati membri. L’obiettivo ultimo del nostro Presidente del Consiglio è quello di ottenere più flessibilità, elemento, a suo dire, indispensabile per favorire la crescita. La flessibilità serve a Renzi per poter fare degli investimenti a sostegno delle politiche economiche dell’Italia, politiche che non sono però del tutto esenti dal sospetto di essere dettate da uno  strisciante populismo da prima repubblica e dall’impellente necessità di sostenere imminenti prove elettorali.

Certo sul fatto che l’Italia abbia bisogno di capacità di investimento per potersi costruire un futuro migliore, nessuno ha dei dubbi! Ma per quale motivo questa possibilità ci è negata? Per quale ragione questi austeri Cerberi che governano l’Europa non concedono all’Italia i margini di manovra che chiede? La risposta è molto semplice e si basa su alcuni “peccatucci” che l’Italia si porta dietro da almeno 30 anni.

L’enorme debito pubblico è il primo, dare più flessibilità all’Italia equivale ad aumentare la probabilità che questo debito cresca ancora, cosa non accettabile per la terza economia dell’eurozona. L’Italia per i nostri partner europei è già una mina vagante che aspetta l’occasione giusta per deflaglare e mandare a fondo tutta la corazzata, Germania e Francia comprese.

Un altro problema è l’efficienza del nostro sistema bancario, tra i più “avari” nel supportare gli investimenti delle imprese ed al contempo con i più alti tassi di sofferenza in europa. Ciò configura un sistema altamente inefficiente, politicamente manovrato se non addirittura corrotto.

Il terzo fattore, che alcuni indicano addirittura come un punto di forza della nostra economia (!), è relativo alla geografia del potere economico che nel nostro caso risulta concentrato nelle mani di pochi gruppi a conduzione familiare a discapito di un azionariato diffuso. L’azionariato diffuso fungerebbe infatti da elemento catalizzatore nella distribuzione della ricchezza e nell’impiego dei capitali che giacciono improduttivi nei pingui depositi bancari Italiani (abbiamo i depositi bancari più pingui d’Europa, ma non dovremmo andarne fieri).

Scagliarsi contro i Tecnocrati ed ignorare questi fattori  porta tutti, e soprattutto i partner europei, a sospettare che il becero populismo Italiano sia ancora pesantemente all’opera e che sia, in fondo, il vero motore della politica Italiana. Le alternative al governo Renzi sono, sotto questo punto di vista anche peggiori, si limitandosi infatti a combatterlo con le stesse armi e sullo stesso terreno, su temi che scaldano gli animi ma non muovono paglia.

A sentire Matteo Renzi siamo finiti dentro ad un tunnel dal quale l’Europa ci impedisce di uscire! La realtà è purtroppo,un altra:  si siamo nel tunnel, ci siamo finiti per colpa nostra (si vedano le politiche economiche “da bere” degli anni 80 e 90)  e per colpa nostra ci restiamo perché continuiamo a fare le cose sbagliate.

Se l’Italia ha bisogno di investimenti mobilizzi allora i ricchissimi capitali che possiede nei depositi bancari e nel risparmio privato, favorisca l’azionariato diffuso, renda meno “immorale” la diffusione del benessere nella classe media e non penalizzi lo sviluppo dell’iniziativa privata con norme degne di uno stato comunista di vecchio stampo. Si rompa una volta per tutte il legame lobbistico tra i potenti gruppi familiari e la politica e si favorisca la decentralizzazione dell’economia, si supporti  fiscalmente il seeding da venture capital privato e si stringano alleanze per la formazione con campus Americani e Cinesi.

Bastano queste semplici mosse e dal tunnel ne usciamo da soli senza bisogno di scagliarrsi sui Tecnocrati che talvolta ci dicono solo una  verità che non vogliamo ascoltare.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Commenti su Attualità

Nuove Galassie

Mondi e Galassie che girano intorno alla Politica Italiana

Mondi e Galassie che girano intorno alla Politica Italiana

Ci siamo più e più volte soffermati sul “sistema” politico che sorregge la nostra cosiddetta Democrazia. Nel tentativo di schematizzare le cose potremmo dire che il nostro sistema politico si auto-alimenta grazie a dei circoli viziosi che si sono consolidati e stabilizzati nel tempo. Non vi è alcun dubbio che ci siano oggi e che nel passato ci siano stati dei fortissimi legami di interesse tra le lobby finanziarie ed industriali del nostro paese e le sue forze politiche, così come vi sono pochissimi dubbi (il processo sul patto stato-mafia potrebbe toglierceli del tutto) sul fatto che molte organizzazioni criminali Italiane ed internazionali hanno avuto e forse hanno ancora stretti rapporti con il nostro sistema politico. Ciò è talmente vero al punto che si sospetta a ragion veduta che di queste forze vi siano rappresentati, più o meno occulti in parlamento.

Come funziona e come si autoalimenta quindi questo perverso meccanismo che da anni funziona sotto gli occhi distratti (o quasi) di tutti?

Ogni forza politica, e le nostre non fanno eccezione, ha un obiettivo ben preciso: esercitare il potere e perpetuarne il possesso, possibilmente all’infinito. Il concetto è di per se brutale ed antidemocratico ed è certamente parte degli argomenti non “politically correct” che si discutono nei salotti dell’alta società. Ciò detto, per preservarci dall’occupazione permanente delle istituzioni da parte delle organizzazioni politiche, esistono dei meccanismi in grado (o forse no) di garantire che le forze rappresentate in Parlamento ed i Governi che esse eventualmente esprimono, siano sempre e solo frutto della libera volontà popolare .

La nostra Costituzione è abbastanza chiara (magari non chiarissima) in merito alla rappresentanza popolare ed al diritto ad avere un parlamento formato da  rappresentanti eletti dal popolo. Come ha fatto quindi l’attuale establishment politico ad aggirare questo “impedimento” istituzionale?

Vi sono due componenti principali che vanno considerate in questo contesto e che sono gli “strumenti” che la politica usa ed abusa per perpetuare il proprio sistema di potere:

  • Il Populismo
  • Il Clientelismo

Queste 2 componenti sono i cardini sui quali si e’ articolato negli anni il sistema di potere delle casta politica. Si noti bene che queste 2 componenti non sono espressione di una parte politica o di una cultura di destra o di sinistra come talvolta qualcuno ci vorrebbe far credere nel tentativo di giustificare la superiorità morale di una parte rispetto alle altre, ma sono la diretta espressione di un sistema pseudo-democratico che si è consolidato negli anni e che con i suoi difetti viene, nel bene e nel male accettato e condiviso anche da larga parte dei cittadini Italiani.

Il meccanismo di funzionamento è di quelli “ad anello chiuso” ovvero un meccanismo che si retroaziona tramite un latente Voto di Scambio che può essere in forma propria ed esplicita, come nel caso delle molteplici relazioni clientelari che la politica intrattiene con il proprio elettorato,  oppure, come nel caso del Populismo, un Voto di Scambio implicito ovvero esercitato tramite una strisciante pressione mediatica altamente demagogica e supportata da promesse elettorali e/o da concessioni a danno del progresso collettivo e dell’economia nazionale.

Questo diagramma descrive sinteticamente il meccanismo e la “galassia” dei danni principali che da esso derivano:

La Galassia dei Problemi

La Galassia dei Problemi

Appare certamente chiaro a tutti che le campagne elettorali delle parti che chiedono rigore e sacrificio sono, in questo contesto, destinate a fallire. Nel recente passato abbiamo visto come le proposte di un maggiore rigore economico portate avanti da Mario Monti e della sua coalizione siano state mal recepite dagli Italiani. Molte di queste proposte erano del tutto ragionevoli e legate al momento contingente che la nostra comunità, insieme all’Europa tutta, sta passando. Purtroppo tra uno scenario che impone rigore e sacrifici ed una promessa populista incentrata su concessioni economiche i cittadini Italiani non hanno avuto alcun dubbio.

Il punto fermo che deriva dalla nostra analisi è che nessuna parte politica farà mai, in Italia,  una campagna elettorale sulle cose che vanno fatte per rimettere in sesto il Paese,  insisterà piuttosto su tutti quegli aspetti che possano portare un maggior numero di voti come un ventilato abbassamento  delle tasse o una tolleranza più o meno esplicita verso una serie di abusi oramai largamente diffusi nel nostro tessuto sociale.

Come uscire da questa situazione dunque? Come spezzare questo anello perverso che ci trascina in una serie di scelte politiche al ribasso che sono indirizzate solo all’oggi ed al vantaggio elettorale anziché agli aspetti più strategici, aspetti che potrebbero indirizzare una soluzione per i problemi endemici del Paese?

Data la situazione occorre “sottrarre” all’agone politico tutti quei temi di fondo che riguardano il miglioramento economico e sociale (o il Progresso per dirla in modo più sintetico) della Nazione.

Bisognerà rendersi conto che sui 26 indicatori base individuati dagli indici BES non dovremmo più accettare discussioni politiche: essi andranno sempre e comunque migliorati e tutti i governi che non saranno in grado di migliorarli creeranno di fatto un danno alla Nazione. I 2 principi base per guidare l’azione politica dovrebbero essere :

  1. Gli indicatori vanno migliorati rispetto alle altre nazioni europee evolute
  2. No è accettabile migliorare degli indicatori a scapito di altri

Il resto rimanga pure nella piena discussione politica, si discuta di mille proposte anche a sfondo populistico, l’importante è che alla base ci sia l’irrinunciabile dovere di migliorare la condizione dell’Italia.

In una situazione in cui le forze politiche non potranno più giocare con le promesse e nella quale saranno costrette a focalizzarsi sulle modalità operative per rimanere nei parametri degli indicatori di miglioramento non ci sarà più molto spazio per ogni forma di voto di scambio.

Le promesse elettorali ed il clientelismo dovranno sempre fare i conti con degli indicatori che misureranno implacabilmente l’andamento dell’Italia. Offrire favori a qualcuno o favorire persone che non lo meritano certo non aiuterà nessun governo e nessuna parte politica a raggiungere i risultati minimi richiesti,  aumenterà invece il rischio di una cacciata con disonore dalle stanze del potere. In questo modo al primo posto avremo sempre l’interesse della Nazione e poi quello delle parti che si contendono il potere.

Lascia un commento

Archiviato in Democrazia e Costituzione

La Democrazia che Produce Risultati

Ebbene eccoci qua, abbiamo un nuovo governo (finchè dura), Napolitano ha strigliato la Politica, ha detto in modo molto chiaro che c’è un grosso scollamento tra il Paese reale ed i Partiti. La Politica non capisce ciò che vogliono gl Italiani…

Possiamo smettere di Migliorare?

Possiamo smettere di Migliorare?

Chissà se  qualcuno si è mai veramente chiesto cosa vogliono gli Italiani,  perchè forse è questo il vero problema: sappiamo cosa vogliamo? Lo sa il PD, lo sa Grillo, lo ha mai saputo Berlusconi ed il suo PDL?

Gli Italiani sanno magari per chi votare la prossima volta, ma certo dimostrano di non sapere cosa dovrebbero fare per loro i galantuomini e le gentildonne che hanno eletto. Risultato: questi fanno quello che vogliono e quello che, a loro insindacabile giudizio, c’è da fare.

Invito tutti voi a chiedere ai vostri colleghi di lavoro o ai vostri parenti, conoscenti e vicini di casa, cosa si aspettano, in fin dei conti, dal “governo” (ammesso che ce ne sia uno vero e proprio) o almeno dal partito/movimento per il quale hanno votato. Sono certo che si potrebbero fare delle interessanti scoperte!

Eppure è chiaro che tutti noi abbiamo delle aspettative, tutti ci aspettiamo infatti: più lavoro, una scuola migliore, una sanità miglire, dei servizi migliori, un pubblica amministrazione più efficiente, etc.etc. Questo vale certamente anche per i nostri Politici! Possiamo infatti scommettere che tutti gli appratenenti a qualunque partito/movimento, saranno daccordo sul fatto che Scuola, Sanità, Pubblica Amministrazione, Welfare, etc.. vadano senz’altro migliorati. Tutto ciò quindi fa parte o no del nostro mandato elettorale? Io dico di si! Anzi, dico che tutto questo fa parte di OGNI mandato espresso da qualsivoglia elettore Italiano.

Questo punto fermo è, credo, quindi ampiamente condiviso da politica e cittadini, qui in teoria non vi è distanza o distonia.

Perchè quindi non rendere visione comune  il punto di contatto permanente tra Cittadini e Politica e farlo diventare IL RISULTATO MINIMO ed essenziale di qualunque legislatura?

Perchè non acclarare, una volta per tutte, ad esempio nella nostra Costituzione, che un dovere della politica (Governo, Parlamento ed Istituzioni Primarie) è quello di produrre un miglioramento economico e sociale per il Paese?

Qualcuno potrebbe sostenere il fatto che ciò è sostanzialmente banale, poichè è assolutamente implicito ed ovvio che al centro di qualunque azione politica ci debba essere il bene e l’interesse generale del Paese. Sfortunatamente i fatti ci danno ampiamente torto! Non vi è nulla di ovvio in ciò che la Politica Italiana crede di dover produrre per noi, e l’interesse generale viene invece sistematicamente ignorato e messo da parte!

Il fatto che il fine primario della Politica non sia esplicito e che non sia esplicito nemmeno ciò che  la classe Politica e le Istituzioni credono di  dover produrre per noi, è il viatico che ci porta ad un’esplicita, ed oramai sfrontata, Cialtroneria, sia dei politici che dei Cittadini stessi.

Abbiamo perso di vista l’obiettivo centrale della nostra convivenza civile: la Persona e la sua evoluzione come Cittadino.

Per i nostri Politici esistono delle cose “facili”, quelle che tutti i giorni siamo abituati a vedere… e ci sono delle cose oggettivamente “difficili”, che invece riporterebbero la Persona ed il Cittadino al centro della discussione politica.

E’ certamente ovvio che la Politica lasciata a se stessa continuerà ad occuparsi delle cose facili, ed in definitiva di ciò che vuole e di ciò che le conviene, invece di occuparsi dei cittadini e di ciò che realmente serve a farci diventare un Paese migliore.

Giusto per capirci meglio, proviamo a fare una lista dei comportamenti “facili”, ovvero di quello che ad esempio vediamo nei comportamenti dei nostri “rappresentatnti”:

  • Occuparsi di iniziative che “portano voti” cercando di “comprare” il consenso
  • Alzare le Tasse per trovare fondi
  • Dire di aver abbassato le tasse o promettere di volerle abbassare (senza poi farlo…)
  • Sistemare gli amici: favorire le amicizie e non le competenze
  • Rimandare i provvedimenti
  • Metterci sempre una pezza con una “manovrina”
  • Incrementare il debito pubblico
  • Ignorare i dati Eurostat, far passare l’Europa come la “mamma cattiva” o passare i dati  e le statistiche sotto silenzio (un ministro di 2 governi fa disse addirittura che i dati Istat non sono attendibili…forse non li gradiva?)
  • Spacciare le notizie ed i comunicati stampa per fatti
  • Non spiegare le cose ai cittadini o spiegarle con versioni di comodo (PR e Marketing sono oramai il cuore dei principali movimenti politici Italiani)
  • Dare la colpa al governo precedente o alla congiuntura
  • “Allocare “ fondi per qualcosa o per qualcuno (Allocare non significa Controllare cosa si fa con i fondi)
  • Sviare l’attenzione su questioni marginali per distoglierla dai sostanziali problemi economici e sociali

Per contrappasso, vediamo ora una lista di cose “difficili” da fare e da accettare per i nostri amministratori:

  • Lavorare su delle metriche, ad esempio quelle relative al BES (vedi più avanti nel post),  e migliorarle
  • Restare nella media della tassazione Europea, normalizzata ai servizi resi
  • Avere un tetto all’imposizione fiscale, magari nella Costituzione
  • Rendere conto ai cittadini tramite i dati ufficiali dell’Istat, della Corte dei Conti e del CNEL
  • Essere misurati ogni 3 anni su tutto, in base a degli indicatori che includano ad esempio anche la diminuzione del Debito Pubblico
  • Assegnare le iniziative di miglioramento a dei responsabili che in caso di fallimento lascino la carica incondizionatamente e non possano più essere rieletti per 15 anni (carriera politica finita per danno causato al Paese)
  • Dopo tre ani, alla prima misurazione, essere responsabili di TUTTI i risultati del governo o della propria amministrazione
  • Spiegare “lo stato della Nazione” ai cittadini, ogni anno , seguendo un formato predefinito che obbliga a rendere conto tramite i dati e gli indicatori Eurostat, Istat, Corte dei Conti e CNEL, dei risultati raggiunti
  • Controllare come si spendono i Fondi Pubblici utilizzando delle categorie e dei modelli di spesa e obbligarsi a ridurre la spesa (di ogni amministrazione) anno su anno, fino ad arrivare e a mantenere dei parametri medi Europei (Ad Es. Costo medio del Posto letto Ospedaliero, Costo medio per Studente laureato/Diplomato, Costo medio per Servizi Sociali resi, Costo medio delle forze dell’ordine per Cittadino, etc..)
  • Lasciare le questioni marginali nella loro dimensione e trattarle solo dopo aver affrontato i temi primari associati agli indicatori

E’ di nuovo ovvio che in un mondo ideale, nel quale la politica si impegna a produrre dei risultati, le cose da fare non sono certo quelle facili. Qualcuno potrebbe sottolineare il fatto che non disponiamo di strumenti per orientare i comportamenti in modo virtuoso, ciò non risponde completamente al vero. Alcuni strumenti esistono, alcuni sono certamente da migliorare, altri ancora da inventare.

Per iniziare consideriamo ad esempio le fonti di informazione, queste sono dispoonibili e quasi sempre di buona qualità, alcune sono pubbliche, autorevoli e di facile accesso per chiunque: Eurostat, ISTAT Corte dei Conti e CNEL. Come già detto alcuni di questi organismi potrebbe funzionare meglio e/o essere più indipendenti, ma essi rappresentano il vero strumento in mano ai cittadini per misurare la politica. Ciò che ci manca è invece un Architettura Istituzionale orientata alla “Performace” delle Amministrazioni, governo Centrale incluso. Questa Architettura potrebbe essere un incredibile strumento di competitività per il nostro Paese, obbligherebbe le nostre amministrazioni ai comportamenti “difficili” ma utili e cambierebbe radicalmente, di riflesso, anche i comportamenti di tutti noi come Cittadini Italiani.

In altri articoli in questo Blog abbiamo già parlato dell’iniziativa BES (Benessere Equo e Sostenibile) lanciata dall’ISTAT e dal CNEL, qualche settimana fa i due istituti hanno rilasciato, nell’ambito del progetto 2013, un nuovo rapporto che illustra gli indicatori rispetto alle 12 (dodici) aree di interesse per il Benessere della Nazione.  Si veda:

http://www.misuredelbenessere.it/index.php?id=49

Le 12 Aree

Le 12 Aree

Partendo da queste semplici  considerazioni ci risulta abbastanza facile dire che: non siamo in condizione di specificare al 100% ciò che la Politica deve produrre per noi, ma siamo in condizione di poter dire che tutti ci aspettiamo, almeno, un miglioramento nelle 12 aree chiave del Paese indicate dal BES.

Siamo arrivati di nuovo al punto che molte volte abbiamo discusso in questo Blog.

La Politica, ed in particolare la funzione di Governo, è e dovrà essere sempre certamente legittimata dal mandato popolare, ma dovrebbe, amio avviso,  anche avere la capacità ed il dovere di produrre dei risultati.

Quali sono i risultati che ci aspetiamo?  Almeno, il miglioramento, rispetto agli altri Paesi UE, dei principali indicatori relativi alle 12 aree di cui sopra.

Una legislatura e la relativa funzione Amministrativa o di Governo dovrebbe, infine, automaticamente perdere la propria legittimità nel momento in cui, manifestamente, non dovesse più essere in grado di produrre i miglioramenti necessari ed attesi per il Paese.

Lascia un commento

Archiviato in Democrazia e Costituzione

Testa o Pancia?

voto_utile   Dopo i risultati delle recenti elezioni politiche si è spesso sentito dire che gli Italiani hanno “votato con la Pancia”, ovvero hanno espresso il loro voto in modo emozionale, spinti da un qualche istinto, non meglio identificato, di insofferenza verso la vecchia classe politica.

Al di la dei soliti luoghi comuni, quali: “siamo un popolo latino”, “siamo emotivi”, “amiamo tifare per qualcuno”, “Ci Mettiamo il Cuore”, etc.. Cerchiamo di capire cosa ci guadagnamo e cosa ci perdiamo a “Votare con la Pancia”,  e se questo è realmente ciò che ci si aspetta dai Cittadini in una società evoluta che naviga tra la 7a e la 8a posizione tra le economie più sviluppate al mondo.

Una reazione “di Pancia” è, come già detto, qualcosa di istintivo che viene dalle corde più recondite del nostro intelletto e che il più delle volte non ha una spiegazione razionale. Si reagisce di Pancia quando ci si sente minacciati, quando ci si sente fortemente urtati da qualche cosa, quando la “chimica” del nostro sistema nervoso ci dice che chi ci sta davanti non merita la nostra attenzione, la nostra fiducia o il nostro aiuto. Insomma, tutti comportamenti che, ad una più attenta analisi, potrebbero rivealrsi in seguito sbagliati.

Nel caso delle elezioni Italiane e della relativa libera espressione del voto Democratico, non ci troviamo certo davanti ad una situazione nella quale si può giustificare una reazione irrazionale. Come Cittadini abbiamo avuto tempo e modo per formarci un’opinione, grazie ad un bombardamento senza precedenti da parte dei media. Molti Italiani hanno partecipato attivamente alla campagna elettorale appena conclusa, tramite interventi sui Blog, partecipazione diretta nelle piazze Italiane e supporto diretto o indiretto ai candidati. Vi è certo poi una maggiornaza “silenziosa” di elettori dei quali non si sa molto, se non per il fatto che sono quelli che hanno appunto, secondo alcuni, votato con la Pancia. Tra loro certamente vi sono:

  • I Tifosi Ostinati,  gente che non ha mai cambiato il proprio voto neanche a fronte di evidenti delusioni (gli altri sono comunque peggio)
  • I Disillusi: uno vale l’altro, votiamo questi che sono nuovi
  • Gli Stufi Marci: ci vuole qualche faccia nuova, aria pulita!
  • Infine, quelli che vanno alle urne senza un idea ben formata e decidono in cabina…

Molte di queste persone,in effetti, non si sono mai formate un’opinione rispetto alle proposte politiche in campo (alzi la mano chi si è letto il programma di una o più forza politiche…), ma soprattutto non hanno mai avuto la più pallida idea e non si sono formati un opinione su quali sono i gravi problemi dell’Italia.

Ebbene, proprio con queste persone abbiamo fallito! Noi Italiani che apparteniamo al famoso 10% degli  “Italiani evoluti” identificati da B. Severgnini (quelli che leggono il gionrnale tutti i giorni, che accedono a Internet, che leggono libri, etc…), abbiamo fallito nel pensare che un meccanismo razionale, guidato da un informazione libera (o presunta tale) potesse muoverci verso una scelta costruttiva.

Ha fallito la classe dirigente delle Nazione, perchè non ha saputo spiegare, a tutti questi cittadini, quali sono le sfde che ci attendono e qual’è la loro complessità.

Abbiamo fallito tutti insieme, come Italiani, perchè ci ritroviamo una vagonata di nuovi parlamentari che forse non sanno neanche cosa si troveranno davanti e di cosa potrebbero essere ritenuti responsabili nei futuri libri di storia.

Questo è il risultato elettorale della “Pancia degli Italiani”. La Pancia ha suggerito che della precedente classe politica ne avevamo francamente abbastanza, basta Ladri, basta Corruzione basta Inefficienza, basta Rigore, basta Tasse, basta Europa, etc…

Bene, nessuno, da liberi cittadini potrà mai impedirci di votare con la Pancia o con qualche altra parte anatomica… Ma, in definitiva,  a cosa ci porta tutto ciò? Sicuramente abbiamo facce nuove, nessun dubbio su questo, ma saranno i nuovi eletti in grado di lavorare e produrre delle risposte e delle soluzioni per gli enormi problemi dell’Italia? Ne dubito fortemente.

Il criterio dell Pancia non ci rassicura affatto sulle capacità degli eletti, non si può certo affidare il futuro della nostra collettività a qualcuno solo perchè, a scelta: è una faccia nuova, è giovane, non ruberà (almeno pare…), non fa parte dei vecchi partiti, non è corrotto, etc…

Purtroppo la realtà sociale ed economica di una grande Nazione Europea come l’Italia è estremamente complessa, persone molto qualificate si sono già trovate in estrema difficolta nel gestire i fenomeni sociali ed economici in questione.

Sempre riferendoci alle recenti elezioni, per noi è stato come credere che uno sconosciuto,  potesse curarci da una malattia, solo perchè il precedente medico non era stato capace di guaririci. Questo sconosciuto,  evidentemente, di medicina non capisce nulla, anzi forse non è neppure un medico.

Guarire le persone è un mestiere difficile, per gente qualificata, non ci faremmo mai curare da qualcuno perchè ce lo suggerisce “la Pancia”, vogliamo certamente mettere la nostra salute in mano a persone qualificate.

Ecco dove sta il nostro fallimento! Nessuno è stato, fin qui, in grado di spiegare quanto è difficile “curare” la nostra Nazione, rimetterla in carreggiata e renderla nuovamente competitiva. Non è un compito da Pivelli, non era certamente neanche un compito per vecchi politicanti corrotti, ma continua a NON essere un compito per Pivelli seppure a 5 stelle.

Cosa succederà quando domani ci accorgeremo che neache questo nuovo venuto ha saputo trovare i rimedi per  la Nazione?

E’ già successo, dirà qualcuno. Per un po abbiamo infatti sperato in Berlusconi (intendo noi italiani, non certo io…), poi pensavamo che Prodi ce la potesse fare, qualcuno ha persino sperato che Monti potesse cambiare qualcosa…Niente da fare.

Purtroppo ho la certezza che il “miracolo” non avverrà nemmeno questa volta. Il motivo è molto semplice: non pretendiamo ciò che ci spetta, non pretendiamo, cioè, serietà, responsabilità e risultati misurabili e certificati.

Niente assegni in bianco o anticipi per il signor sconosciuto che ci deve curare, ma solo la prova dei fatti.

C’è la nostra vita in gioco, al primo segnale, che ci dice che la cura non funziona…., fuori dai piedi!

Lascia un commento

Archiviato in Commenti su Attualità, I Segni del Declino Sono Intorno a Noi

Campagna Elettorale: Che Spettacolo!

W IL CIRCO

W IL CIRCO

Uno dei ricordi che mi accompagna da quando ero bambino è quello del Circo Togni.

Avrò avuto 8 o 9 anni, spettacolo meraviglioso per noi piccoli, da lasciarci a bocca aperta. I trapezisti, i pagliacci, gli animali, gli acrobati insomma tutto un grande spettacolo!

Ecco la campagna elettorale in corso mi ricorda un pò quel guazzabuglio… di tutto un po, tutto tranne ciò che conta: Riforme e RISULTATI!

Nei precedenti post ci siamo soffermati più volte sulla necessità di misurare i risultati della politica, col rischio di essere ripetitivi e di essere scambiati per idealisti fautori di un utopia. I fatti un po alla volta, molto lentamente, stanno però confermando che dei risultati non si può veramente fare a meno.

Eccone alcuni:

Sarà solo questione di tempo prima che si arrivi al controllo puntuale ed istituzionale dei risultati? Forse è presto per dirlo, ma ci sono dei segnali per dire che il contesto è fortemente mutato, non è più tempo di proclami ma di risultati e i risultati vanno misurati. Non basta più dire che si troverà un lavoro a milioni di Giovani in Europa, occorre trovarlo davvero un lavoro e su questo i nuovi elettori misureranno la politica, il sistema paese ed anche la stessa Europa.

Ciò detto, che altro spettacolo si vede nel circo mediatico delle elezioni? Beh scenette da cabaret, invasioni mediatiche, interventi a gamba tesa, invasioni di campo, litigi, avvocati e ballerine, insomma veramente di tutto. A molti non sarà sfuggita un’uscita di M. Monti circa il superamento del concetto di Destra e Sinistra, non perchè lui sia schierato al centro, ma perchè per risolvere i problemi dell’Italia essere di Destra o di Sinistra non da un particolare vantaggio e non è certamente un pre-requisito. Lo è invece la capacità, il saper fare. Ritorniamo quindi al punto fondamentale: prima di sapere se un chirurgo è di destra o di sinistra, vorremmo forse sapere se è in grado di portare a termine l’operazione che ci permetterà di sopravvivere…

Non sono daccordo con M. Monti che essere di destra o di sinistra sia un concetto del tutto superato, sono invece daccordo sul fatto che i problemi della Nazione vengano sempre al primo posto. L’unico modo per far si che ciò avvenga sistematicamente consiste nel mettere in pista un sistema che misuri la performance e la competitività del sistema paese. Su questi indicatori la politica tutta puo’ e deve essere misurata. Destra e Sinistra avranno certo modi diversi per raggiungere gli obiettivi, obiettivi che, però, sono vitali per il nostro futuro e andranno sempre e comunque raggiunti, pena il cambio di leadership della Nazione.

Lascia un commento

Archiviato in Commenti su Attualità, Democrazia e Costituzione, I Segni del Declino Sono Intorno a Noi

Elezioni Amministrative: il “nuovo” che avanza?

Elezioni amministrative, passo stanco di una democrazia ancora più stanca.

Vecchi partiti che con fare stantio e proclami ”di una volta” dichiarano vittorie e sconfitte da ”interpretare” o sulle quali ”riflettere”.

Nuovi partiti che proclamano l’avvento di nuove Repubbliche (reloaded o 3.0 ?) e la fine della vecchia politica, perché è l’ora della politica dei fatti, dell’onestà, della sobrietà, dei giovani, etc…
La realtà è forse più semplice e più triste allo stesso momento: siamo una Nazione in ginocchio e invece di ricostruire la nostra casa pericolante stiamo mettendo lo stucco alle crepe sperando che chi vi abita non si accorga del pericolo di restare sotto le macerie.

Lo stucco si chiama ancora una volta populismo, quel vizietto della politica, che non è certo solo Italiano, ma che in Italia diventa arte e scienza della comunicazione, con professionisti ed esperti di livello mondiale. Potremmo dire che il populismo Italico altro non è che la stessa sindrome da ”siamo tutti allenatori della Nazionale” che noi Italiani abbiamo quando si parla di calcio. Quando la benemerita squadra azzurra gioca i mondiali o gli europei, tutti abbiamo la formazione o lo schema perfetto per vincere… Tutti abbiamo ovviamente capito dov’è il problema, e tutti, ovviamente, sapremmo fare meglio, dell’allenatore di turno!

Ma nella vita, come nel calcio e nello sport (che è poi una grande scuola di vita), quello che conta sono i risultati, non le chiacchere. Eccoci quindi al difetto della nostra politica, vecchia e sedicente nuova: non accetta di essere misurata, forse non ha gli ”attributi” necessari per accettare di essere misurata sui propri risultati.

Chi fa l’allenatore di calcio ed è un professionista lo sa bene: fare proclami serve a poco, al massimo a spronare la squadra, alla fine conta solo il verdetto del campo e la posizione in classifica. E’ un mestiere dove gli ”attributi” non sono un optional, un mestiere per pochi, per gente che sa’ perdere prima di imparare a vincere e a proclamare vittorie, un mestiere dove la faccia occorre metterla quando le cose vanno bene e quando le cose vanno male, un mestiere dove la valigia è sempre pronta perché se i risultati non arrivano qualcuno ti indica la porta.

La nostra politica diventerà nuova, quando avrà il coraggio di dire che la nostra comune casa è da ricostruire perché è oramai vecchia e non vale più la pena tappare i buchi e le crepe. Sarà nuova quando dirà a tutti che le chiacchere non contano (ma questo non lo dicono anche le forze dell’antipolitica..?),  quando accetterà di farsi misurare su un sistema di indicatori gestito in modo indipendente (questo però gli ”antipolitici” l’hanno dimenticato, e dico io, chissà come mai…) quando infine sarà pronta a dare spazio ad altri nel momento in cui i risultati non indicheranno un reale progresso.

Se cerchiamo il Nuovo, dobbiamo allora cercare le capacità e la volontà e l’umiltà dei grandi uomini, insomma gli ”attributi”, non le chiacchere. Con le chiacchere da bar non si vincono i mondiali, è il campo che conta, è la classifica che conta, e queste, ovvero i risultati, sono le uniche cose che contano.

Cerchiamo qualcuno che ci rappresenti e che sia pronto, prima di tutto, ad accettare la propria sconfitta, che sia veramente pronto ad accettare il verdetto del campo. In  questo caso saremo felici di parlare di politica nuova, il resto è solo vecchio populismo, un “celodurismo” camuffato da nuovo che avanza, solo facce nuove per ricette vecchie.

Lascia un commento

Archiviato in Commenti su Attualità

Gli Italiani e Gordon Ramsay

Per chi non lo conoscesse Gordon Ramsay è un simpatico cuoco inglese (E già….! Quasi un ossimoro…), di origine scozzese, protagonista di alcuni programmi televisivi di successo (Kitchen Nightmares e Hell’s Kitchen, n.d.r.).

Il tipo è noto per 2 sue caratteristiche fondamentali: è naturalmente collerico (anche se simpaticamente, alla Braccio di Ferro…) ed è molto attento al business (da scozzese nell’anima) della ristorazione, tanto da fungere, in alcune delle sue trasmissioni, da super consulente nel tentativo di salvare ristoranti, già di grido, caduti in disgrazia.

Cosa abbiamo da imparare noi Italiani da Gordon? Si proprio da lui, che invece da noi Italiani ha imparato e preso tantissimo  per la preparazione dei suoi piatti più famosi? Secondo me molto.

Lezione Numero 1: Pragmatismo

Guardando Kitchen Nightmares ci si accorge abbastanza in fretta di una cosa: in un ristorante non sono tanto importanti le portate nel menu, ne l’abilità dello chef, quanto invece i fondamentali.

Prima di allestire un sofisticato menu, o un locale lussuoso, il business deve funzionare, il locale non deve tradire il cliente sui fondamentali e la gestione deve essere profittevole. Senza questo tutto il resto ha poco senso. Tornando a noi ed alla nostra poilitica, è chiaro ed evidente che noi Italiani adottiamo un approccio diametralmente opposto!

Prima tutto il resto! Le discussioni, gli interessi di parte, le polemiche, i veti, le ripicche, gli scambi, e poi, se resta tempo, i fondamentali ovvero la competitività del sistema paese, l’affidabilità internazionale, la robustezza economica, il lavoro, la distribuzione del reddito e la crescita del Paese nel tempo.

 Gordon misura il successo del suo ristorante da quanto incassa per sera, non da quanto se ne parla, non dal fatto che i clienti siano o meno simpatici, di un tipo o di un altro, non da quante portate ci sono nel menu o da quante recensioni favorevoli ci sono sui giornali. La parola chiave è: performance.

Anche noi, come lui, dovremmo imparare a misurare i nostri politici sulla performance che sono in grado di esprimere, non sui proclami, non sulle posizioni, non sulle ideologie, non sui provvedimenti populistici che favoriscono questa o quella categoria. I politici si misurano non sui provvedimenti, ma sugli effetti che tali provvedimenti producono migliorando o peggiorando lo stato complessivo della Nazione. Guardiamo, una volta per tutte, cosa ci resta in cassa a fine serata!

Lezione Numero 2: Cambiamento

Quando c’è da cambiare si cambia. Quando le cose non funzionano in cucina o in sala, quando i fondamentali non sono rispettati, quando gli antipasti non arrivanoin tavola entro 15 minuti, quando i piatti arrivano freddi o quando i clienti si lamentano: si cambia.

Qualcuno ha coniato la seguente definizione di “matto”, definizione che mi trova del tutto in sintonia:

“Matto è colui che si ostina a fare e rifare la stessa medesima cosa sperando che il risultato finale cambi”

Gordon è ben conscio che per migliorare occorre cambiare, magari non stravolgere, ma sicuramente cambiare. Rifare all’infinito gli stessi errori non porta a nulla, si rischia, in accordo con la definizione precedente, di fare la figura dei matti. Cambiare si può e si deve, ma in che direzione andare? Certamente non è sufficiente cambiare, semplicemente “sperando” di migliorare. I cambiamenti vanno fatti a ragion veduta, con una ragionevole speranza che essi possano sortire effetti benefici sul risultato. In questo Gordon è nuovamente un buon maestro, cambia dopo aver capito cosa cambiare e capisce dopo aver misurato.  Gordon si rende conto velocemente della velocità e dell’accuratezza dei cuochi, della puntualità e della precisione del personale di sala nel prendere gli ordini,  della gentilezza e della prontezza nel risolvere i problemi del maitre. Chi non è all’altezza viene messo immediatamente davanti alle proprie responsabilità e, se non migliora in breve tempo, viene gentilmente, ma fermamente rimosso.

Forse è questo il motivo per cui i nostri concittadini Europei ci considerano in fondo un po matti come popolo, continuiamo negli anni a ripeter gli stessi errori, ricadiamo in mano agli stessi venditori di promesse populiste e strampalate e nulla facciamo per misurare e migliorare le cose. Viceversa consideriamo matto, tecnocrate, senz’anima, burocrate a persino antidemocratico chi si attiene ai fatti, solo a quelli, e da quelli vuole partire per costruire un futuro migliore indipendentemente dall’ideologia e dalla parte politica.

 Le discussioni e le decisioni di parte forse sono il sale della Democrazie, e sicuramente sono ciò che infiamma i cuori Italiani, in passato anche sotto forma di tifo da stadio, ma ricordiamoci che prima di tutto ciò vengono i nostri fondamentali. Chi governa e non riesce a portare risultati sui fondamentali, sulle metriche basilari di funzionamento dello Stato e del nostro sistema sociale, non ha titolo per occuparsi del resto, non ha titolo per mettere pietanze sofisticate nel menu, per venderci sogni o per farci promesse di nessun tipo. Deve solo essere fermamente rimosso per lasciare il posto a soggetti più capaci.

Lezione Numero 3: Non Finisce Qui!

Negli episodi di Kitchen Nighmares la parte finale è spesso dedicata agli sviluppi della storia. Gordon è quasi sempre riuscito a rimettere più o meno in sesto un certo locale che prima era nei guai e torna a trovare i gestori dopo un perdiodo di tempo più o meno lungo, diciamo un anno o più.  

In alcuni casi il gestore ha recepito i metodi  e gli insegnamenti di Gordon ed è riuscito a mantenere nel tempo una gestione profittevole ed il buon nome del locale, in altri casi le cose non sono andate altrettanto bene ed il proprietario ha ceduto l’attività o è addirittura fallito.

Ciò ci fa capire facilmente che la buona gestione, l’efficienza, il buon nome, la fiducia dei clienti e l’attitudine positiva del personale sono risultati che una volta raggiunti vanno mantenuti nel tempo.

Gordon sa benissimo che ribaltare una situazione negativa richiede sforzi e sacrifici notevoli, ma sa anche che la parte più difficile dell’opera è rendere permanenti i risultati e le conquiste duramente ottenuti.

Questo è il motivo per cui occorre tornare nel locale qualche tempo dopo, per vedere se l’impresa è stata veramente compiuta, dove lo scopo ultimo, lo si capisce nel finale, non era quello di salvare economicamente il locale (sarebbe bastato concedergli un prestito, proprio come l’Europa ha fatto con la Grecia e forse voleva fare con l’Italia…), quanto cambiare l’attegiamento della proprietà e della gestione per innescare un circolo virtuoso durevole, tale da permettere all’attività di proposperare ed ai dipendenti di lavorare con soddisfazione.  Occorre inoltre sottolineare come anche in questo caso, le vite private, la felicità e la soddisfazione delle persone che lavorano nel locale dipendono da quello che queste persone fanno, da come lo fanno e dai risultati che ottengono dal loro lavoro, risultati sia economici che qualitativi.

Come nel caso dei locali di Kitchen Nighmares, gli Italiani dovrebbero capire che le amare ricette imposte dalla crisi finanziaria sono solo l’inizio del percorso e non sono certo ciò che ci salverà. Occorre cambiare passo, occorre trarre profitto da questa dura lezione e cercare di non cascare mai più in situazioni simili.

Per questo motivo bisogna mettere all’opera dei meccanismi che ci assicurino che la gestione sia buona e virtuosa nel tempo, che tenda sempre al miglioramento complessivo della Nazione, sul piano economico e sociale, e di riflesso sul piano della soddisfazione personale dei Cittadini. Tutto ciò non si raggiunge per magia, occorre duro lavoro, metodo e disciplina.

Abbiamo certo tutte le caratteristiche di intelligenza e creatività per costruire il sistema che ci può garantire un futuro migliore e ci può difendere dalle turbolenze future.

Concludendo, siamo certo consapevoli che gestire una Nazione non è certo come gestire un locale, ma alcuni principi base sono certamente gli stessi: rispettare e curare i fondamentali, controllare e misurare continuamente, senza mai fidarsi alle impressioni, senza farsi prendere da facili entusiasmi o da precoci depressioni. Delineare infine un metodo che alimenti il circolo virtuoso e lo perpetui nel tempo.

Nel nostro caso i fondamentali saranno le regole ed i principi che dovremo astrarre dalla competizione politica.

I controlli e le misure ci serviranno per indirizzare l’azione di governo ed i necessari cambiamenti, nella politica e nella società, cambiamenti necessari nell’interesse di tutti i Cittadini. 

Nuovi meccanismi istituzionali ci permetteranno, infine, di attuare i metodi per garantire la buona gestione in modo strutturale.

 

Lascia un commento

Archiviato in Democrazia e Costituzione